Gentile al debutto a Gerusalemme, in una carriera fatta di tante "M"

Non segna, gioca solo 9 minuti ma torna a calcare il parquet convinto, il nuovo inizio del ragazzo da Maddaloni
 di Domenico Landolfo  articolo letto 2381 volte
Gentile al debutto a Gerusalemme, in una carriera fatta di tante "M"

Le latitudini incidono e non poco sulla carriera di un giocatore, un contesto e un panorama che mutano permettono o almeno devono permettere di esprimersi. Quando si parla di Alessandro Gentile è difficile delineare un contorno definito ad un talento che macina sul parquet emozioni, prima ancora che canestri. Le sue caratteristiche sono ben note, ma quello che in questa stagione era mancato era la fiducia di poter essere parte di un progetto, prima a Milano, e poi anche ad Atene, dove era quasi un’aggiunta non necessario alla faretra di Xavi Pascual.

Le M che hanno contraddistinto la carriera di Alessandro sono lo specchio di quei tiri che magari hanno poca parabola, ma che tendono maledettamente ad entrare ogni volta, specie quando ce ne è bisogno, nel quarto periodo ed in un finale burrascoso di match. Ora raggiunge Gerusalemme ed il Muro del pianto, altra croce segnata sulla mappa, dove con coach Pianigiani proverà ad esprimersi su quei livelli che gli sono più consoni. Il debutto di stasera è stato di 9’ minuti senza punti, ma è poco indicativo per un giocatore arrivato da poco. Tra l’altro match combattuto quello dei biancorossi che battono in volta Holon con una magia sulla sirena di Jerrells.

I debutti non sono sempre indicativi, ma quello del nativo di Maddaloni lascia ben sperare, perché finalmente è in un contesto di alto livello in cui si fa affidamento anche e non solo su di lui per fare il salto di categoria e di qualità. È forse questo il punto di svolta di una carriera che fino ad adesso, costruita sul talento, poteva degenerare in una Monotonia quotidiana.

Milano per lui è stata una casa Manzoniana, un qualcosa a cui appartenere ma da cui è sempre stato visto in maniera esterna, come se, vittoria o sconfitta, venisse prima della squadra. Migrare e volare ad Atene, per provare a consacrarsi “Magno” in un contesto diverso forse sono stati una scelta affrettata, dettata più dall’istinto che dal raziocinio. Ora invece la grande diaspora di un 2017 arriva in un luogo sacro, in cui ciascuno a ben vedere può trovare radici. E se si dice che nel deserto si può perdere se stessi ma ritrovare la propria anima, è il posto giusto per fare bene e ricominciare.

Maddaloni, Milano, Magno, Muro del Pianto, Marasma, Mattoni, sono una sequenza di luogo e termini che segnano questo ragazzo. Mito, però, per quello che ha già fatto e per quello che ancora potrà dimostrare, è la parola adatta per un talento del basket italiano che non va domato, ma fatto scatenare. Magia e Nba possono essere ancora riposti per un po’ nel cassetto, si riparte da questi 9 minuti come nuovo limite, da superare giorno dopo giorno con sacrificio e dedizione, le doti che non gli sono Mai Mancate.