La Champions ed il futuro: “E' la giusta formula per basket europeo”

La competizione FIBA manda in archivio la sua terza edizione.
08.05.2019 14:00 di Ennio Terrasi Borghesan Twitter:    Vedi letture
Patrick Comninos
Patrick Comninos

La vittoria della Virtus Bologna ha mandato in archivio la terza edizione della Basketball Champions League, quella che è probabilmente definibile “del consolidamento”. L’ingresso nella competizione di club come gli stessi felsinei, o Bamberg e Hapoel Gerusalemme, ha contribuito ad alzare il livello della manifestazione anche sotto il profilo del blasone, e una buona risposta del pubblico c’è effettivamente stata: per la prima volta in tre anni, la finalissima non ha visto impegnata la squadra padrona di casa delle Final Four (Anversa è uscita in semifinale con Tenerife), ma questo non ha impedito ad oltre 17.000 persone di riempire lo Sportpaleis della città belga per assistere alla finale tra i canarini e la squadra di Djordjevic.

Proprio i belgi sono una delle note più liete della manifestazione: partiti dai preliminari (eliminando anche Cantù) sono arrivati fino all’atto finale, con merito e uscendo dal girone di ferro della manifestazione (insieme a AEK, Bamberg e Hapoel, per esempio). “Il basket è molto popolare qui, ma non è uno degli sport maggiori” ha commentato Tomas Van den Spiegel, ex giocatore tra le altre della Fortitudo e oggi presidente ULEB, “sono molto orgoglioso di quello che la BCL, la città di Anversa e il club hanno ottenuto: questo è un evento di altissimo spessore”.

L’ex lungo belga ha poi identificato nell’attuale Champions League un giusto bilanciamento tra leghe nazionali e basket europeo: “Le leghe nazionali sono la base di tutto nel basket europeo. Con la crescita della BCL, credo che abbiamo trovato una buona soluzione, la giusta formula” ha detto, “noi come ULEB, siamo ancora shareholder in ECA; ma andando oltre al rapporto istituzionale, abbiamo bisogno di un dialogo. Le leghe nazionali e ULEB sono sempre pronte a trovare un modello che lavora per tutti, sia per le stesse leghe che per le squadre nazionali che per le competizioni europee per club: vogliamo essere al centro di queste negoziazioni. Siamo qui per aiutare a trovare soluzioni per tutti, soprattutto per i problemi di calendario che sono cruciali al momento: l’Eurolega non ci ha consultato sul calendario. Non sono obbligati a farlo, ma dal momento che le leghe nazionali forniscono i club sarebbe logico parlarsi”.

È raggiante Patrick Comninos, CEO della Basketball Champions League: “Per noi Anversa è stata una grande scommessa, ma fa parte della nostra mentalità” ha detto, “vogliamo spingerci oltre, e per questo abbiamo scelto di organizzare l’evento nell’impianto più grande. Sapevamo che in sole 4 settimane sarebbe stato complicato riempire l’arena e creare un evento all’altezza, ma grazie anche alla collaborazione enorme delle autorità locali siamo riusciti ad avere più di 17.000 persone ed un’atmosfera magnifica. Poterci confermare dopo la Final Four di OAKA dello scorso anno, è un motivo d’orgoglio e stimolo per il futuro”.

Comninos poi rilancia su uno dei punti di forza della giovane competizione, l’inclusione: “In 3 anni, abbiamo avuto in corsa 37 paesi diversi, con più di 100 club coinvolti” afferma. “Tutte le leghe nazionali e i club che vogliono partecipare, sanno che possono farlo in BCL grazie alle proprie performance sul campo. Il principio di inclusione per noi è cruciale: ad esempio, storie come quella dei campioni di Svizzera di Friburgo ci rendono orgogliosi; il loro cammino nella competizione ha portato grandissimi benefici al club e a tutto il movimento svizzero, che ha visto per la prima volta 6.000 persone alla finale di coppa nazionale. Il fatto che FIBA e la Champions League possano rappresentare un boost per i club e le leghe nazionali ci motiva a proseguire su questo percorso”.