I Chicago Bulls scrivono la storia con lo 0-2 in casa Boston Celtics

La squadra di Hoiberg da testa di serie n° 8 si impone contro la #1, vincendo le prime due gare in trasferta: non era mai accaduto
 di Domenico Landolfo  articolo letto 151 volte
I Chicago Bulls scrivono la storia con lo 0-2 in casa Boston Celtics

La regular season delinea chi avrà il fattore campo, ma i playoff sono un qualcosa di diverso, qualcosa che non si spiega con numeri e cifre, in cui conta il cuore, la voglia e soprattutto il fattore esperienza, anche al di là del talento. In tanti anni di storia non si era mai visto un primo turno di post season in cui una testa di serie numero uno subiva un pesante 0-2 dopo i primi due match giocati dinanzi al proprio pubblico. Che poi le sconfitte arrivino dal TD Garden di Boston è un fatto ancor più interessante, visto che è sempre stato un tempio sacro in cui era difficile passare, indipendentemente se i Celtics avessero avuto stagioni più o meno buone.

Chicago scrive la storia, infligge la seconda sconfitta alla squadra di coach Stevens, prendendosi un inequivocabile vantaggio in vista del prosieguo della serie. Una doppia vittoria on the road che va ricercata prima di tutto nel grande momento di forma dei Bulls, che hanno lottato con le unghie e con i denti per guadagnarsi la post season nell’ultimo mese, a cui fa da contraltare un ambiente come quello di Boston in cui la sciagura capitata a Thomas è solo una goccia nel mare. La squadra appariva rilassata verso il termine della stagione regolare, seppur ha ottenuto il primo posto, ma la poca intensità ed una mancanza di abitudine a giocare queste partite hanno creato un forte dissidio tra squadra reale e quella che materialmente va sul campo.

La chiave di lettura è nei playmaker delle due squadre: escludendo Thomas, a cui va fatto un enorme ed immenso riconoscimento per la dedizione alla causa in un momento tanto difficile della sua vita, il confronto diretto è tra due volti della stessa medaglia, a maglie diverse: Smart da una parte e Rondo dall’altra. Non si creda che Smart, che è pur sempre un novizio della lega sia tanto diverso dal primo Rondo che trasformo i big Three originari nei big four includendo se stesso al novero. La reazione del ragazzo ad un errore dal campo, il dito medio alzato ad un tifoso è il termometro di una squadra che non ha al momento energia e controllo mentale delle sue azioni.

Rondo, invece, dal canto suo, con i suoi eccessi, con i suoi pregi e difetti, si è messo a fare il leader dei veterani, ha trovato in Butler il perfetto bersaglio per gli scarichi ed in Wade un partner affidabile che, come faceva Pierce in maglia biancoverde, completa il sistema essendo capace di spostare gli equilibri. Sta in questo la differenza tra i Bulls e i Celtics. Una squadra ci ha messo attributi e forza cinetica sul campo, mentre Boston ha giocato la sua pallacanestro semplice ed essenziale che l’aveva portata fin lì, ma senza quel piglio e quella decisione che servono nelle sfide da Win or Go Home, semplicemente per limiti caratteriali e di abitudine a sfide del genere.

Chicago torna quindi a fare la storia, lo fa nell’anno della sua ricostruzione, in cui sono andati via i “mostri sacri del passato recente” come Rose e Noah e con un cambio di prospettive e di gioco voluti da coach Hoiberg. Sembra essere tornata finalmente nella Windy City la scintilla di quel basket spettacolo che portò i titoli negli anni 90. Vincere 2-0, seppur con due vittorie in trasferta, per quanto ipotesi sconosciuta alle sfide tra prima e ottava del lotto, non equivale a portare a casa il passaggio del turno. Di certo il Celtics pride è qualcosa che non è stato scritto nei libri di storia a caso, così come il record di prima squadra della conference est. La palla passa ora allo United Center, altro antro di culto per la pallacanestro, con i biancoverdi che proveranno a restituire immediatamente il torto subito.