250 volte Steve Kerr: nessuno come lui negli sport americani!

Lo storico record del coach dei Golden State Warriors
 di Ennio Terrasi Borghesan Twitter:   articolo letto 155 volte
250 volte Steve Kerr: nessuno come lui negli sport americani!

Più veloce di due mentori e maestri del gioco come Phil Jackson e Gregg Popovich, allenatori avuti nella lunga (e vincente) esperienza da giocatore professionista. Più veloce, in realtà, di chiunque altro.

Con la vittoria nella notte tra sabato e domenica dei Golden State Warriors sui San Antonio Spurs, Steve Kerr ha tagliato il traguardo della vittoria numero 250 in carriera in appena 302 partite allenate, demolendo il record precedente di Jackson, che impiegò 346 partite per raggiungere quota 250.

A rendere ancor più d’impatto il risultato, il fatto che Kerr abbia raggiunto tale risultato nella sua quarta stagione da capo allenatore NBA, in una carriera da coach trionfale dal punto di vista dei risultati ma sicuramente travagliata dal lato personale, visti gli annosi problemi alla schiena che l’hanno costretto in più casi (specialmente nelle due stagioni precedenti) a farsi sostituire durante le partite dai suoi assistenti allenatori (Luke Walton prima e Mike Brown poi).

È l’ennesimo record, non solo di precocità, tagliato da Kerr: primo allenatore nella storia a vincere almeno 67 partite per tre stagioni consecutive (striscia probabilmente destinata a interrompersi, viste le 12 sconfitte già accumulate da Golden State sin qui), oltre che allenatore autore della migliore stagione da rookie per numero di vittorie (le 67 nel 2014-15) e primo, dal 1982 (Pat Riley), a vincere il titolo NBA nella stagione del debutto come allenatore. Il record delle 250 vittorie non è solo relativo all’NBA, ma anche agli altri sport ‘major’: NFL, MLB e NHL.

La sensazione è che finché Kerr resterà sulla panchina dei Warriors sarà destinato a tagliare nuovi record di precocità e a riscrivere i libri della storia della Lega: nonostante le regole d’ingresso per gli allenatori nella Hall of Fame siano abbastanza ‘restrittive’ -ad esempio uno dei limiti è un numero minimo di anni trascorsi in panchina- è difficile immaginare che prima o poi Steve Kerr non possa anche entrare a far parte della stessa Hall of Fame, un giorno non tanto lontano da oggi.