“L'emergenza ha sviluppato coesione per chi lavora in ospedale”

Il coach e presidente biancorosso si esprime sull’emergenza Coronavirus su SportsCenter: “Fortunatamente stiamo tutti bene”.
16.03.2020 21:57 di Ennio Terrasi Borghesan Twitter:    Vedi letture
“L'emergenza ha sviluppato coesione per chi lavora in ospedale”

Il notiziario sportivo televisivo numero 1 al mondo, Sportscenter di ESPN, domenica mattina si è collegato in diretta con l’abitazione milanese di Coach Ettore Messina per conoscere la situazione in Italia e in particolare a Milano in seguito alla situazione generata dal “coronavirus”. “Questa situazione di emergenza ci ha unito tutti in Italia, c’è un forte senso di appartenenza, voglia di stare assieme, e di gratitudine, direi ammirazione per i medici, infermieri, per le persone che lavorano negli ospedali perché stanno fronteggiando una crisi seconda a nessun’altra. E’ un po’ come essere in guerra, i letti nelle strutture di emergenza scarseggiano, c’è la possibilità di usare delle tende per le emergenze proprio come in guerra. Esiste un forte senso di emergenza che tutto il paese sta cercando di vivere con coesione”.

Sulla situazione dell’Olimpia ha detto: “Siamo in quarantena perché giovedì scorso, quando stavamo per partire per Berlino, ci è stata comunicata la positività al virus di un giocatore del Real Madrid, Trey Thompkins, così tutte le squadre che avevano giocato recentemente contro il Real Madrid dovevano osservare un periodo di quarantena, io, lo staff, la squadra, tutte le persone coinvolte. Fortunatamente stiamo tutti bene. Abbiamo la fortuna di far parte di una organizzazione valida, nessuno è rimasto solo, tutti sono in contatto, attraverso medici, manager, fisioterapisti. Molti dei nostri giocatori hanno la famiglia con loro, viviamo in una città molto ben organizzata e al momento tutti sono in condizioni ottimali, nell’attesa di capire se la stagione potrà riprendere e ovviamente siamo ansiosi di capire in generale come andranno le cose. In giro sappiamo di giocatori americani che sono rientrati o hanno chiesto di rientrare, ma a questo punto non nessuno sa cosa sia meglio fare, se viaggiare, se ci sono i voli, e tornare o rimanere qui e vedere come la situazione si evolve nelle prossime due settimane”.

Oggi su Radio 24 ha inoltre puntualizzato: “Quando finirà la quarantena vedremo cosa fare, se sarà possibile far rientrare i giocatori a casa in tutta sicurezza, l’aspetto agonistico oggi è distante. Nel basket comunque abbiamo reagito con celerità, soprattutto in Italia, quando all’estero sembrava fosse un problema solo nostro, ma è normale che adesso pensare di riprendere a giocare sia molto difficile senza avere fretta di ricominciare. E’ importante che ci si preoccupi della serenità della popolazione e lo sport arrivi dopo”.

Sulla situazione NBA, il Coach ha rilevato che “certamente la risposta è stata molto veloce, rispetto a quello che è accaduto qui in Europa dove più o meno abbiamo giocato una settimana e mezzo a porte chiuse prima di sospendere l’attività. Noi abbiamo giocato due gare a porte chiuse, ma in generale la sensazione era che fosse un problema solo italiano, mentre si stava diffondendo molto rapidamente dappertutto”.