Le verità di Trinchieri: “La mia Germania, il basket e l’Italia”

Il tecnico italiano, neo campione con il Bamberg, si è raccontato a Milano
 di Fabio Cavagnera Twitter:   articolo letto 876 volte
Andrea Trinchieri

Un anno in Germania, concluso con il titolo tedesco, ora il rientro in Italia, ma solo per le vacanze, perché “resterò al Bamberg al 125%”. Andrea Trinchieri si racconta, nella ‘sua’ Milano, dopo l’esperienza vissuta oltre il confine, da emigrante: “E’ diversa, ti fa capire molte cose - le sue parole - Dopo tanti anni in Italia, tra belle cavalcate e delusioni, lì non sei un eroe quando vinci e quando perdi non ti tirano i pomodori e non pensano stai rubando lo stipendio”. Un’atmosfera che piace molto al tecnico italiano: “E’ un modo di vivere lo sport più vicino all’NBA, c’è spettacolo anche quando perdi”.

Le strutture sono la prima differenza fondamentale con il basket italiano: “Il palazzetto è perfetto, c’è un ristorante da 500 posti, un video introduttivo della partita sempre in HD, così come sono trasmesse tutte le partite in HD. Non dico meglio o peggio, ma sono stato benissimo”. Un po’ diverso rispetto a noi, nonostante la differente storia nel mondo del basket: “In Germania la pallacanestro è nata da Pesic nel 1993, vincendo un Europeo non si sa come, c’è meno storia e cultura del basket, ma stanno cercando di chiudere il gap ad ampie falcate. Ed il prodotto finale è più accattivante”.

E si lavora molto sui giovani: “A Bamberg, una cittadina di 70mila persone, c’è la foresteria costruita con l’aiuto del Comune. Uno psicologo è obbligatorio per legge per seguire i minori, i giocatori che vanno male a scuola non possono fare attività ed il club ha 12 persone che vanno in giro per le scuole a fare reclutamento”. Non proprio come da noi: “Kaukenas era panchinaro a Siena, entrava e cambiava le partite, poi si risedeva perché c’erano altri giocatori davanti in gerarchia. Vederlo fare 25 punti in gara 6, a 38 anni, fa pensare. Non credo sia migliorato lui, ma è sceso il livello generale. C’è più tradizione, ma iniziamo ad essere indietro in molte cose, c’è poca meritocrazia. E mi dispiace, perché ci tengo”. La soluzione? “Ci vorrebbe David Stern… e regole certe: se non paghi, sei fuori”.