Boston dopo l'uscita con i Cavs guarda al futuro: cosa serve davvero?

di Domenico Landolfo
articolo letto 132 volte

Sono usciti dopo una regular season in cui avevano collezionato in serie tante belle soddisfazioni. Han dovuto cedere il passo alla stanchezza, a qualche mancanza, alla fatica di serie tanto combattute e, non meno importante, alla superiorità tecnica e di roster di una Cleveland che andrà a sfidare i Warriors nel terzo atto di una sfida alle Finals che ormai ha lanciato una tradizione. Cosa è mancato a Boston per poter agguantare quanto meno l’atto ultimo del campionato?

Danny Ainge dalle stanze dei bottoni della franchigia in biancoverde aspetta, come uno scacchista, magari sta pensando alle prossime mosse, magari ha l’occhio attento alle voci di radiomercato sui possibili free agent di questa estate: ora che il sistema che Brad Stevens ha portato è stato in grado di produrre un risultato, serve cementare quanto visto e provare a crescere. La strada è ancora lunga, ma il ritorno della storica franchigia di Red Auerbach, di Bill Russell, Larry Bird o dei big three originali Pierce, Allen e Garnett non è poi così tanto utopia.

La verità è che l’aver portato ad un livello superiore una serie di giocatori presi un po’ sottotraccia è frutto sia della lungimiranza nella ricerca del talento, sia nel lavoro quotidiano. Lo spirito di appartenenza dell’essere un Celtics, il guardare ai gonfaloni che pendono dal soffitto ed il provare a il provare a vincerne un altro, il che ti iscriverebbe di diritto nella storia, fanno il resto, ma ora il successo o il salto di categoria deve arrivare.

La certezza è che Thomas, che sarà reduce da un infortunio, può essere un leader di questo gruppo. Smart e Bradley sono ottimi giocatori, ma un conto potrebbe essere averli come gregari dalla panchina, un altro è se devono essere chiamati a tirare la carretta. A questa squadra, che fa della difesa il suo must imprescindibile, manca un vero attaccante di razza, capace di farsi trovare pronto sugli scarichi per imbucarla dalla lunga, cosa che al momento riesce solo saltuariamente a Crowder. Per fortuna Boston, con quella scelta che è arrivata dalla dolorosa cessione di Pierce, ha la prima chiamata al draft e se la scelta, come molti si attendono, dovrebbe cadere su Markelle Fultz, le cose potrebbero cambiare.

Non solo esterni. La squadra ha il disperato bisogno di un lungo da affiancare al buon Horford, che non sia Johnson, spesso infortunato, né il buon Olynik, che è tanto stato utile a sorpresa nelle ultime gare, né chiunque altro ci sia a roster. Troppe ali senza centimetri e fisico, Zeller mai esploso, e qui che si dovrà operare. Qualche buona trade può essere la chiave.

Può però partire la caccia a un’ala di livello. Sul mercato i due nomi caldi, che perché no, potrebbero arrivare entrambi, sono Hayward e George, che è tentato però anche dai Lakers. Liberarsi della prima scelta potrebbe essere un sacrificio necessario per poter arrivare a firmare entrambi i giocatori senza contratto, ma quantunque l’idea non è così infondata, bisognerà aspettare l’estate  per poterne sapere di più.  


REPESA DOPO LA VITTORIA IN COPPA ITALIA
Altre notizie
Utilizzo dei Cookie
Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.

CHIUDI