La chiave di questi playoffs per i Cavs? Kevin Love
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La finale che tutti aspettavano è alle porte, ma si dovrà pazientare ancora fino a venerdì, prima di tornare a parlare di basket giocato. La prima palla a due è al contempo vicina e lontana, così ora lo spazio è alle tante parole che costellano questo terzo atto della rivalità.
Kevin Love sta giocando dei playoffs spaventosi immedesimandosi alla perfezione nel suo ruolo di terzo violino che ora attenta ad essere qualcosa di più che un mero realizzatore. La sua serie contro i Celtics lo ha visto dominare balisticamente da dietro l’arco con il 58% su 8.6 tentativi permettendo così a Lue di utilizzarlo anche da cinque tattico nei quintetti atipici condotti da LeBron. La sua grandissima efficacia si è trasportata anche in difesa, dove pur non essendo un mastino da affrancare al go to guy avversario, è stato in grado di sporcare palloni, recuperarne e lanciare i contropiedi dimostrando un più che positivo effort.
Ora si affaccia alle finali ricordando quella difesa su Curry che è valsa il titolo dell’anno passato e proprio a tal proposito mostra qualche perplessità: “L’etichetta che ci hanno messo di underdog mi fa sorridere". Effettivamente pensare che i campioni uscenti siano sfavoriti in una riedizione delle scorse Finals sembra quasi strano, ma come dicono i bookmaker di Las Vegas che vedono ampiamente favoriti i Warriors con quote molto interessanti sui Cavs, al talento non si comanda e i Warriors non sono secondi a nessuno, nemmeno ai campioni.
Ovviamente la rivalità ora è molto sentita e i Cavs si sono segnati le parole di vendetta di Draymond Green: “Ci voleva e ora ci avrà – ha detto Love - voleva umiliarci e noi siamo pronti a raccogliere la sfida”. Ancora per un po’ di giorni sarà una lotta verbale, poi arriverà il campo a decidere, insindacabilmente, chi alle parole avrà fatto seguire i fatti.
