Klay Thompson: ovvero il "tranquillo" terzo violino di Golden State

di Sergio Cerbone
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Con l’inizio dell’era di Kevin Durant nella Bay Area, il termine Splash Brother è praticamente scomparso. Dal dinamico due di tiratori, protagonista dell’anello Warriors edizione 2014-2015, si è passati alla versione allargata che comprende appunto l’MVP delle finali 2017. Non ci sembra di esagerare se diciamo che Golden State puó disporre ad oggi, dei 3 shooters tra i piú forti della storia dell'NBA.

Ma come ha vissuto Klay Thompson il passaggio da secondo a terzo violino della squadra? “Spallucce” direbbero dalle nostre parti. E l’immagine rende bene l’idea. Klay infatti è famoso per farsi scivolare tutto addosso. Silenzioso, quasi imperturbabile, una personalità difficile da “leggere” per chi non lo conosce. E anche fuori dal campo lo descrivono come un ragazzo tranquillo e riservato che quando non gioca, ama passare il tempo con il suo cane Rocco. Decisamente non l'uomo copertita per le sue estravaganze extra-cestistiche. Eppure sul parquet di gioco la sua presenza si sente eccome: un cecchino infallibile, ma non solo. Sí perchè Klay non è solo attacco: è infatti il difensore migliore che ha a disposizione Golden State, capace cioè di metterne almeno 20 a sera, ma anche di “spegnere” il migliore giocatore avversario. Un caso che Karie Irving nelle scorse finali non abbia ripetuto numeri e gesta che avevano portato i Cavs al titolo l’anno prima? Forse no, perchè a difendere nei minuti decisivi, c’era proprio il ragazzo nato a Los Angeles che ha limitato l'efficatia offensiva dell'ormai ex-Cavalier. Quindi niente piú Splash Brother, ma con un Klay che non sembra farsene un problema. I numeri sono dalla sua parte e non c'è proprio niente di cui il n.11 debba minimamente preoccuparsi.

Klay è al suo picco in carriera” – le parole di coach Kerr che oltre a elogiarne le indiscutibili doti di tiratore del suo numero 11, ne sottolinea anche la capacità di difendere, tagliar-fuori, ball-handling e decision making. Un giocatore completo insomma che in campo sa fare davvero di tutto. A completamento di un giocatore all-around: l'obiettivo che si è auto-imposto proprio Klay, ovvero almeno 1 stoppata a partita.

Sempre sotto controllo. Cosa che non si puó dire dei Warriors di questo inizio stagione: nervosi, svogliati e poco coinvolti come team. Qualche esempio: Steph Curry che getta il paradenti in direzione arbitro (poi espulso), Durant che per difendere il compagno si fa espellere anche lui e poi il “solito” Draymond Green che si allaccia Bradley Beal (fuori entrambi) e ancora Steve Kerr piú volte visto imbufalirsi in panchina nel tentativo di richiamare i suoi all’ordine. Una curiosità: sono soltanto 5, i falli tecnici totali fischiati a Thompson in carriera. Per Steph Curry sono 15 e per Draymond Green la bellezza di 48!

E Thompson in questo "scomposto" inizio di stagione di Golden State è rimasto il solito: tranquillo a livello emotivo dentro e fuori dal campo e la stessa infallibile arma da fuoco a disposizione dei Warriors. L’unico che qualunque cosa succeda, non cambierà mai atteggiamento o dirà una parola fuori posto, uno dei pochi che peró in campo sai sempre che c'è. Klay è questo, il "tranquillo" terzo violino di Golden State.


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