NBA Preview: LeBron V o una novità? Chi sarà l’MVP 2019?
Il dualismo tra James Harden e Russell Westbrook. La prima volta di Kevin Durant e il back-to-back di Stephen Curry, incluso lo storico titolo all’unanimità. Sono passate cinque stagioni dall’ultimo titolo di MVP vinto da LeBron James, che in questa stagione è indicato come favorito per tornare ad aggiudicarsi l’ambito premio. Per il nativo di Akron sarebbe il 5° in carriera (il 9° per i Lakers, primo dal 2008, che andrebbero a -1 dal record dei Celtics), con James che diventerebbe il primo giocatore di sempre a vincere il titolo di MVP in tre squadre diverse. Ma quali potrebbero essere i suoi principali rivali?
Anthony Davis (New Orleans)
Nelle ultime stagioni, a togliere il 5° titolo a James è stata una prima volta, spesso storica dal punto di vista statistico. Il primo rivale quest’anno potrebbe nuovamente essere “un novizio”: alla settima stagione NBA (a 25 anni) Anthony Davis potrebbe addirittura essere il favorito qualora riuscisse a replicare le cifre viste senza Cousins (29.8 punti con ottime percentuali al tiro, 11.8 rimbalzi, 3.5 stoppate e 2.0 recuperi) per una quantità di partite vicina alle 75 giocate nel 17-18.
Kevin Durant (Golden State)
Nelle ultime stagioni Durant si è affermato anche sull’altro lato del campo, condizione spesso sottovalutata nella corsa al premio di MVP. Un suo premio aumenterebbe di probabilità in caso di un super record dei Warriors.
James Harden (Houston)
Tim Duncan, Steve Nash, LeBron James, Stephen Curry. I quattro giocatori che negli ultimi 20 anni hanno bissato immediatamente il loro primo titolo di MVP. Per Harden l’impresa appare come ardua, frutto di un mercato che ha portato via da Houston pedine importanti per gli equilibri come Ariza e Mbah a Moute (ma portando l’esperienza di Anthony).
Giannis Antetokounmpo (Milwaukee)
Soltanto tre giocatori “international” (Hakeem Olajuwon, Steve Nash e Dirk Nowitzki) hanno vinto in carriera il premio di MVP. Premio a cui appare essere destinato nella sua carriera anche The Greek Freak, anche se questo non sembrerebbe essere l’anno buono. Ma mai dire mai, specialmente in una Eastern Conference ormai priva del suo storico figlio prediletto.
