Qualche considerazione a freddo: regolamento, arbitri e MOP
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Passate 2 settimane dalla finale che ha assegnato il titolo a Duke ora è possibile fare una analisi della stagione NCAA a mente fredda. Partiamo chiarendo che i Blue Devils hanno vinto il Titolo sul campo e meritano tutti gli onori ma ciò non toglie che non si possano fare alcune osservazioni.
La prima riguarda i tanti dubbi generati dall’arbitraggio che normalmente chi scrive, un ex arbitro di basket arrivato alla C2, rispetta e difende a spada tratta. Quando è difendibile. L’errore da tutti evidenziato riguarda l’ormai famosa rimessa lasciata a Duke nonostante l’instant replay stesse mostrando a tutto il mondo il tocco col dito di Justise Winslow, tanto leggero quanto evidente ed un altro molto citato è legato al numero di falli fischiati ai Badgers che nel solo secondo tempo (13) sono stati superiori a quelli mediamente fischiati in una intera partita (12,7). Ma queste fatti vanno contestualizzati perché l’incidenza sul risultato finale della rimessa è modesto dal momento Wisconsin con meno di 2 minuti da giocare era sotto di 5 punti mentre la seconda è assolutamente pretestuosa perché non si può confrontare una qualunque statistica parziale con la media stagionale di nessuna categoria.
Il vero punto crito è un altro perché in una terna arbitrale la cosa più difficile da creare e mantenere costante è il metro di giudizio, una linea di valutazione che vale per tutti i 40 minuti della partita ed inevitabilmente qualunque sua difformità influenza in un modo o in un altro il risultato. E’ vero che nel valutare il contatto al termine di una penetrazione l’arbitro sotto canestro ha una frazione di secondo per decidere se si tratta di fallo della difesa, sfondamento o niente, ma se fischi fallo in due diversi contatti dubbi ai difensori di Wisconsin, poi chiami lo sfondamento per un contatto marginale quando il penetratore dei Badgers ha già passato palla (e sfortunatamente per te devi annullare la tripla realizzata sullo scarico) e poco dopo su un contatto più deciso fischi fallo al difensore quando invece sarebbe il 5° fallo di Justise Winslow, è come presentarsi bendato davanti al plotone di esecuzione.
Un’altra questione che si potrebbe sollevare riguarda i regolamenti NCAA che non permettono ai giocatori di ricevere dall’ateneo nemmeno una ricarica telefonica da 5$, ma gli permette di rimanere al college solo un anno prima di passare ai pro; quelli che coach Bo Ryan ha definito rent-players facendo riferimento ai Dukies ma che trovato l’apoteosi nei Kentucky Wildcats. Ma di questo parleremo nella off-season.
Premiando Tyus Jones come Most Outstanding Player delle Final Four (quello che nello sport professionistico si chiama MVP, Most Valuable Player), la NCAA ha perso l’occasione di fare la storia. Dovendo attribuire il premio valutando tutti i 40 minuti delle Final Four, chi l’ha maggiormente meritato maggiormente è Frank Kaminsky che in entrambe le partite è andato in doppia-doppia segnando almeno 20 punti e tirando col 52% dal campo. Ma siccome negli USA c’è la tendenza ad attribuire questo premio ad un giocatore della squadra vincitrice e Jahlil Okafor si è autoescluso con una pessima prestazione in Finale, soprattutto a livello di approccio mentale, oltre a Jones rimaneva in ballo solo Justise Winslow penalizzato da uno stile di gioco più concreto che evidente.
Però se quelli che contano sono i numeri delle 2 partite c’è stato un giocatore che ha realizzato 0,65 punti per minuto giocato (0,49 quelli di Winslow e 0,42 quelli di Jones), se è importante la spettacolarità nessuno potrà dimenticare la sua schiacciata realizzata contro Michigan State da rimbalzo offensivo lungo la linea di fondo ma soprattutto se è vero, come è vero, che i canestri non si sommano ma si pesano in funzione del momento e lui, con 13 minuti sul cronometro del secondo tempo e Duke a -9, ha inanellato una tripla, una rubata a Kaminsky, un gioco da 3 punti, 3 falli subiti e un 2su2 ai liberi per 8 punti consecutivi che hanno consentito ai Dukies di ridurre il distacco e mantenere la scia, è evidente che nessuno abbia meritato quel premio come Grayson Allen. Il concetto si capisce anche da queste parole dette da coach Krzyzewski mentre i suoi ragazzi stavano tagliando la retina “Tyus deserves to be the MOP, but we're not there without Grayson Allen" e questa frase per quel Grayson cresciuto con il mito di coach-K e dei Blue Devils vale più del MOP.
