Rankings vs RPI, nella NCAA chi vince non sempre è la più forte

di Massimiliano Zanotti
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Sappiamo che in un campionato come quello del basket NCAA è impossibile creare una classifica di valori, tant’è che il tabellone del Tournament viene deciso dal Committee. Ma le classifiche servono da sempre ai giornalisti ed ai tifosi per cui nel 1948 l’Associated Press pubblica il primo ranking a 20 squadre, al quale da diversi anni si affianca l’USA Today Coaches Poll. Prodotte dai voti di giornalisti piuttosto che da allenatori, i risultati solitamente sono similari tra loro perché derivano da valutazioni “umane”, sebbene soggettive, ma negli USA, il paese delle statistiche, l’idea di un matematico, di una formula per creare una classifica oggettiva, ha cambiato le carte in tavola.

Questo algoritmo si chiama Rating Percentage Index (RPI) ed è talmente importante da essere un fattore che il Committee deve considerare nel decidere gli inviti al Torneo NCAA, ma se normalmente le due classifiche oggettive e quella soggettiva sono allineate, quest’anno presentano delle evidenti differenze che, come vedremo, sono dovute proprio alla loro natura. Una squadra che perde con Kentucky, Utah, Clemson, Syracuse e Notre Dame ha avuto sicuramente un calendario duro ancorchè non durissimo (19^ Strenght of Schedule della nazione) e quindi può sembrare più equo il n.31 calcolato dall’RPI rispetto al #12 dagli allenatori di USA Today ed al #20 dai giornalisti dell’Associated Press. Ma come detto le ultime 2 classifiche sono fatte da esseri umani ed il nome “Duke” probabilmente influenza il loro voto.

Per Oregon il ragionamento è invece inverso.  E’ al n.8 della classifica RPI grazie al fatto che le 4 sconfitte e 8 delle 13 vittorie sono state ottenute in partite contro squadre con record vincenti ed alla conseguente 4^ SOS, ma si ritrova fuori dalle 25 di entrambi i ranking perché sono i Ducks e la vittoria più prestigiosa è quella ottenuta con Utah. SMU è invece un altro esempio di scuola perché se per l’AP merita il #8 e per USA Today è fuori dal ranking non avendo ottenuto nemmeno un singolo voto (cioè nessuno dei 32 coach l’ha messa nella propria lista), l’RPI la pone al n.6.

Per i Mustangs non è difficile da spiegare la posizione RPI in quanto per l’algoritmo il record 18-0 è solo marginalmente influenzato dal modesto livello medio degli avversari incontrati (76^ RPI) mentre pare ingiustificabile il #6 dell’AP quando le uniche squadre affrontate tra le prime 50 RPI sono state Stanford, Michigan e Colorado, nessuna delle quali figura in nessun ranking dopo la seconda settimana. Per capire se hanno ragione gli uomini o le macchine potremmo guardare gli ultimi 3 anni prima del Tournament ma, nel caso, ci renderemmo conto del fatto che nessuno è perfetto:
-  nel 2015 Duke era #4 per AP, #5 per USA Today e 6 RPI
-  nel 2014 UConn era #18 per AP, #19 per USA Today e 23 RPI
-  nel 2013 Louisville era #2 per AP, #2 per USA Today e 3 RPI

e troveremmo conferma per l’assunto che nello sport non sempre la squadra che vince è quella più forte*.

LEGGI ANCHE: Quanto è forte una squadra NCAA? Ce lo dicono RPI, Sagarin e BPI

*L'articolo fa riferimento ai dati aggiornati al 23 gennaio 2016.


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