Verso il draft NBA: le 5 migliori guardie disponibili al primo giro

di Luca Servadei
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Mario Hezonja

Il 25 giugno è in programma il draft della NBA e ormai non potete nemmeno più fingere di non saperlo. Quello del Barclays Center di Brooklyn sarà, di fatto, l'atto conclusivo della stagione 2014-2015 prima dell'inizio di una calda estate di free agency. Il draft è l'occasione più concreta per le squadre con il peggior record della Lega di provare a compensare, con una dantesca legge del contarppasso, mesi di sofferenze e sconfitte, a volte anche scientificamente programmate a tavolino.

La redazione di Basketissimo vi accompagnerà all'evento in programma giovedì notte (ven 26 all'1.00 su Sky Sport 2) facendovi conoscere, 5 per giorno e per ruolo, i migliori prospetti che verrano scelti (con ogni probabilità) al primo giro. 

"With the first pick, in the 2015 Nba draft......"

GUARDIE:

1) Mario Hezonja: nato a Dubrovnik, Croazia il 25 febbraio 1995, SuperMario è reduce dall'esperienza con il Barcellona dove ha viaggiato a 5.8 punti di media con 2.0 rimbalzi e 1.2 assist in Liga ACB. Sgomberiamo subito il campo da qualsiasi dubbio: il fisico, le qualità e l'atletismo sono quelli di un numero 3 (ed è questo il ruolo che in futuro, da All-Star quale sarà, andrà a ricoprire) ma, almeno per i suoi primi anni nella Lega, dovrebbe agire nello spot di guardia per adattarsi meglio e prima ai ritmi frenetici dei "superman" americani. Al momento dopo essere stato accostato a quasi tutte le chiamate disponibili (dalla 1 alla 10 lo hanno dato praticamente a tutti), la maggior parte dei siti specializzati lo colloca tra la numero 6 e la numero 7 (Sacramento/Denver) ma attenzione alla possibilità di una trade. Fornire un giudizio sul croato è piuttosto complesso: le sue doti abbiamo imparato ad apprezzarle tutti anche in Eurolega dove ha avuto la possibilità di crescere in maniera esponenziale confrontandosi contro i più forti giocatori d'Europa ed abbiamo capito che potrebbe trasformarsi in un futuro Hall of Famer come in un "Darko 2 la vendetta" (non Donnie...). Atletismo a livelli estremi, taglia da numero 3, buone doti da passatore, più che discreto tiratore e potenziale sconfinato da una parte, poca forza fisica, una difesa rivedibile ed una scarsa abilità nella selezione dei tiri dall'altra. Esploderà o non esploderà? Questo è il dilemma...

2) Devin Booker: nato a Ocean Springs, il 30 ottobre 1996, Devin, uno dei più giovani di questo draft, è reduce dalla straordinaria stagione con i Kentucky Wildcats di John Calipari, terminata solo alle Final Four, ad un passo dalla "perfezione". Booker è probabilmente uno dei migliori (se non il migliore) tiratori dell'intero mock. In molti lo paragonano a specialisti del calibro di Gordon Hayward e Klay Thompson, mentre per altri (addirittura) ricorda un certo Walter Ray Allen (andiamoci piano ragazzi...). Nel suo anno da freshman ha chiuso con un rotondo 41% dall'arco (58/141), dato che certamente non può essere sfuggito a nessuno scout NBA. Ottimo il controllo del corpo, impressionante killer instinct e un raggio di tiro pressoché illimitato: insomma un realizzatore seriale fatto e finito. A basket però non basta saper solo tirare (chiedere a Jimmer Fredette ad esempio) e lo scarso atletismo, le braccia corte, la totale assenza di verticalità e la tendenza a commettere falli ingenui per fermare il penetratore hanno fatto storcere più di qualche naso. Attualmente dovrebbe essere comunque chiamato in top-10 con la speranza che possa continuare ad incendiare le retine anche al piano superiore. 

3) RJ Hunter: nato a Indianapolis il 20 ottobre 1993, RJ è reduce da 3 stagioni con Georgia St. dove si è messo in evidenza come un incredibile realizzatore (17 di media nell'anno da freshaman, 18.3 in quello da sophomore e 19.7 in quello da junior). Proprio come per Booker ci troviamo davanti ad un finissimo tiratore con raggio di tiro sconfinato, in grado di segnare sia dalla media distanza che da 3 punti con percentuali eccellenti (in calo però nel corso degli anni al college). Un grosso punto di domanda riguarda però il fisico e per cercare di farsi un nome all'interno della Lega necessiterà di tanto, tantissimo lavoro per irrobustirsi ed imparare ad assorbire i contatti contro i "mostri" che troverà al piano superiore. Secondo alcuni è l'erede di JJ Redick ma anche in questo caso sarebbe più opportuno andarci con i piedi di piombo (la velocità del rilascio non è poi così diversa...). Intorno alla 20esima chiamata potrebbe essere materiale molto interessane nella mani del sapiente Rick Carlisle in quel di Dallas

4) Rashad Vaughn: nato a Minneapolis il 16 agosto 1996, Rashad è stato il secondo miglior realizzatore tra i freshaman della nazione con 17.8 punti di media nel suo unico anno a UNLV. Si tratta di un giocatore interessante, giovanissimo e che ha mostrato davvero un potenziale eccellente. Ha una buona propensione nell'occupare sempre la posizione giusta sul parquet ed una buona velocità con la quale battere il proprio difensore dal palleggio. Anche il fisico è più che discreto e la buona verticalità gli consente di lasciare partire il pallone da un'altezza tale da rendere dura la vita al proprio difensore (al college...). Per forza di cose dovrà però migliorare la selezione delle sue conclusioni perché troppe sono state le inutili forzature e, di conseguenza, le palle perse in stagione. Inoltre non è propriamente quello che si suol definire un "cuor di leone" e, dove possibile, rifugge il contatto sottraendosi alla battaglia. Portland (23) o Memphis (25) dovrebbero essere le franchigie maggiormente interessate.

5) JP Tokoto: Nato a Menomonee Falls il 15 settembre 1993, Tokoto è reduce da tre anni a North Carolina sotto la sapiente guida tecnica di coach Roy Williams. In realtà dubitiamo fortemente che il ragazzo possa essere scelto al primo giro, ma fra le poche shooting guard interessanti disponibili in questa edizione del draft una menzione la merita anche l'ex Tar-Heels. Il punto di forza di JP è senza ombra di dubbio il suo incredibile atletismo. Nel corso degli anni a North Carolina è cresciuto stagione dopo stagione ma, con tutta onestà, solo sotto il profilo atletico è già NBA ready. La meccanica di tiro deve essere infatti quasi ricostruita da zero in modo da incrementare delle percentuali dal campo complicate (42% da 2, 37% da 3 e 61% ai liberi). Anche il ball handling non è assolutamente consolidato e troppe volte lo si è visto palleggiarsi sui piedi e perdere malamente qualche pallone in contropiede. Se dovesse trovare una squadra disposta a lavorare sodo per cercare di ridefinire alcuni aspetti del proprio gioco, con quei mezzi atletici, il ragazzo potrebbe anche rivelarsi una piccola "steal of the draft". 


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