Toni Cappellari: "A Milano Hackett non è stato seguito a sufficienza"
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"La grande Eminenza Grigia della Milano da bere, dell'Olimpia del Grande Impero", così Werther Pedrazzi definisce Toni Cappellari nel suo libro "Scarpette Rosse". Lo storico general manager dell'Olimpia Milano degli anni '70 ed '80 era, insieme a Mike D'Antoni sul parquet ed a Dan Peterson in panchina, un punto cardinale di una delle squadre più vincenti e forti di sempre. In occasione della Trentino Basket Cup, torneo che fa parte della "road to Eurobasket" della Nazionale azzurra di Simone Pianigiani, Basketissimo ha avuto occasione di scambiare un paio di battute proprio con l'ex dirigente biancorosso.
Quella che si è appena conclusa è stata una stagione estremamente deludente che ha visto l'EA7 fallire tutti i propri obiettivi. Eppure dopo la conquista del 26esimo scudetto, sembrava che si potesse aprire un nuovo ciclo di successi: "Sicuramente la scorsa stagione per noi tifosi dell'Olimpia è stata drammatica. Abbiamo perso Supercoppa, Coppa Italia e campionato. Quella dell'anno scorso era una squadra che ha dominato buona parte della stagione e poi quando sono arrivate le partite che devi vincere per forza le ha perse tutte. Un po' il contrario rispetto alla squadra del mio periodo che magari perdeva contro squadre retrocesse ma che le partite importanti non le sbagliava mai".
Anno nuovo, squadra nuova. Si riparte da Jasmin Repesa ma senza Daniel Hackett, uno degli eroi dell'ultima Olimpia tricolore: "Hackett secondo ma ha avuto qualche problema a Milano perché nessuno lo ha seguito. Prima c'è stato il discorso con la Nazionale, poi altre cose... E' un giocatore di altissimo livello che però ha bisogno di un dirigente, di una persona che lo indirizzi e lo curi un po' nelle sue scelte".
Uno dei temi caldi che ha tenuto banco in questa rovente estate milanese è stato senza dubbio quello legato a Riccardo Cervi. Il lungo reggiano, dopo essere stato annunciato, ha lasciato Milano ancora prima di cominciare: "La vicenda Cervi è stata gestita malissimo. Io non credo che siano problemi contrattuali, credo che siano problemi fisici. I medici di Milano hanno dato una visione del suo ginocchio, quelli della Nazionale ne hanno data un'altra, può capitare. Certo, la vicenda andava comunque gestita in maniera diversa".
Una chiosa finale sulla Nazionale, uscita sconfitta dal match contro la Germania: "Il talento della Nazionale è moltissimo ma abbiamo due problemi a mio avviso. Innanzitutto non abbiamo un playmaker di riferimento e nemmeno un pivot, e come dice il mio amico Peterson 'senza pivot e playmaker non vai da nessuna parte'. Però io penso che la squadra sia buona e ben allenata e speriamo che faccia un buon Europeo".

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