Ben Simmons, la prossima prima chiamata al draft: la PF del futuro?Un'analisi della prossima prima chiamata al draft dei Philadelphia 76ers.
I Philadelphia 76ers hanno davvero di che festeggiare. In barba alla 'Legge di Murhy' di Arthur Bloch ("Se qualcosa può andar male, andrà male"), la franchigia della Pennsylvania, pur avendo chiuso la propria stagione con il peggior record della lega (sì, è successo di nuovo...), questa volta ha ricevuto in dono dalla sorte la prossima prima chiamata al draft NBA. Proprio come accaduto nella scorsa stagione con Karl-Anthony Towns, la first pick di quest'anno potrebbe addirittura cambiare il volto della lega negli anni a venire. Se, come tutto lascia intendere, Adam Silver dovesse pronunciare: "With the first pick in the 2016 NBA draft, the Philadelphia 76ers select: Ben Simmons from LSU", infatti, nella città dell'Amore fraterno salterebbero diversi tappi di bottiglia. Troppe volte in passato si è forse abusato di espressioni come 'The new LeBron James', con hype mediatici puntualmente disattesi e fardelli decisamente troppo ingombranti in primis per i giocatori stessi. Mai come in questo caso, però, con l'australiano ci troviamo davanti a qualcosa che al 'Prescelto' ci assomiglia per davvero e, come fu nel lontano 2003, nessuno intende lasciarselo scappare. Incominciamo con il dire che, in proporzione alla sua taglia, nessuno a livello collegiale gestisce la palla come il classe 1996, la cui visione di gioco lo rende una sorta di playmaker nel corpo di un ragazzone di 208 cm per 109 kg. Nel suo unico anno ad LSU le difese avversarie hanno dovuto mutare completamente il proprio approccio al gioco quando si sono trovate ad affrontare i Tigers perché molto spesso era proprio Simmons a guidare l'attacco in transizione, generando miss match nella maggior parte dei casi fatali. Il tutto alla luce di un atletismo eccezionale che gli consente di essere già inserito nell'élite dei giocatori più esplosivi anche al piano superiore. Passando alla difesa, sono due le cose che più di qualsiasi altra saltano all'occhio studiando i movimenti dell'australiano: la velocità delle sue mani e l'impressionante abilità di muovere lateralmente i piedi per restare a contatto con l'attaccante senza però commettere fallo. Paradossalmente le difficoltà maggiori arrivano quando si tratta di segnare: il jumper dalla media e la capacità di punire dal post basso, infatti, sono ancora da costruire. Nel 2015-16, solo cinque giocatori di almeno 6-7 piedi hanno chiuso la propria stagione nella top 35 in assist a partita - Draymond Green, LeBron James, Nicolas Batum, Kevin Durant e Giannīs Antetokounmpo. Dal 2016-17 questi giocatori potrebbero tranquillamente essere sei... Altre notizie - NBA
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