Bradely: basta parole, servono fatti. Giocatori non obbligati a giocare, ma...

Il veterano dei Lakers interviene nel dibattito, mentre la lega mette a punto le modalità di esenzione e le "multe" per chi decide di non giocare
17.06.2020 19:46 di Paolo Terrasi Twitter:    Vedi letture
Bradely: basta parole, servono fatti. Giocatori non obbligati a giocare, ma...

Tra le voci che si sono maggiormente imposte nella discussione generale della NBA circa le proteste sociali, quella maggiormente in risalto è quella di Avery Bradley. La guardia dei Lakers — che aveva ispirato il messaggio unico “Se non siete con noi, allora anche noi non stiamo dalla vostra parte” apparso sui profili social di tutti i gialloviola — ha dichiarato che tra le priorità per i giocatori prima del ritorno in campo a Orlando c’è quella “di chiedere alla lega quali azioni concrete intende mettere in campo per aiutare le comunità di colore in tutta America, nuovi, e migliori, processi di assunzione di allenatori e dirigenti di colore, tali da riflettere in maniera più accurata la composizione a fortissima maggioranza afroamericana tra i giocatori NBA; una serie di donazioni verso organizzazioni che lavorano nelle comunità; una partnership con aziende di proprietà afroamericana nei settore di business (ristorazione, merchandising e non solo) legati alle varie arene NBA”.
"Non abbiamo bisogno di dire altre parole, dobbiamo ottenere risultati. Protestare all’inno va bene, indossare maglie di denuncia anche — dichiara Bradley — ma ora è il momento di vedere i fatti, azioni concrete. E questi sforzi — aggiunge la guardia dei Lakers — avrebbero un impatto maggiore con l'aiuto dei nostri proprietari. Perché tutti gli sforzi pensati per aiutare la comunità afroamericana devono ricadere solo su noi giocatori? Siamo davvero così concentrati soltanto su noi stessi da pensare che nessun altro sia consapevole del razzismo che ancora permea questa società, e che i temi razziali si possano risolvere solo con la nostra protesta? Non voglio che il peso di risolvere tali problemi sia messo solo sulle nostre spalle: se la questione interessa a tutti, non si può restare in silenzio nelle retrovie"

La NBA, intanto, ha comunicato che nessun giocatore sarà obbligato a scendere in campo ad Orlando, ma soltanto chi sarà esentato sarà immune da tagli economici, altrimenti, per ogni gara saltata, verrà trattenuto 1/92.6 dal salario di ciascun giocatore, fino a un massimo però di 14 partite. Fanno eccezione al taglio degli stipendi quei giocatori appartenenti a due speciali categorie: i giocatori “protetti” sono quelli, individuati da ogni singola squadra, considerati a maggior rischio di contrarre il Covid-19; quelli invece “scusati” sono quei giocatori che ricevono tale rischio (considerato maggiore della media) da una commissione medica indipendente formata da tre specialisti.