L'asso nella manica dei Los Angeles Lakers: Julius Randle
Il nº30 dei Lakers sta cambiando, a suon di prestazioni, la sua nomea: da pedina sacrificabile per arrivare a LeBron James a risorsa per la squadra di Walton.
Di questi tempi, quando si guarda ai Los Angeles Lakers, i primi pensieri sono due: lo sviluppo delle due seconde scelte, Ingram e Ball (che se la passano discretamente bene) ed i loro movimenti estivi, complice il grosso spazio salariale che portano in dote. Ed è sempre rientrato, nei discorsi salariali, alla voce “sacrificabili” Julius Randle, settima scelta al Draft 2014: complice l'infortunio nella stagione da rookie, dopo pochi minuti dal debutto, un rendimento altalenante e pochi margini di miglioramento, non è mai stato percepito come un elemento essenziale dei futuri Lakers.
Ciò, quantomeno, era valido prima del 29 Dicembre: da allora, con il suo inserimento stabile in quintetto, il nº30 ha giocato il miglior basket della carriera, con 18.4 punti e 9.1 rimbalzi a partita, che diventano 21.8 e 10 se rapportati sui 36 minuti, cifre che solo altri otto giocatori nella lega riescono a produrre. Randle è anche cresciuto mentalmente: di fronte a LeBron James, probabile causa indiretta di un suo eventuale allontanamento da Los Angeles, ha guidato i Lakers alla vittoria con un Career-High da 36 punti, conditi da 14 rimbalzi e 7 assist.
Il Re stesso ha riconosciuto i suoi miglioramenti, ed Eric Spoelstra dei Miami Heat ha dichiarato come “un lungo ibrido come lui sembrava appartenere ad una pallacanestro superata, ed ora tutti ne cercano uno”: Randle, oltre alla versatilità offensiva, è capace di contribuire in difesa, con un fisico statuario coniugato all’agilità necessaria per difendere sugli esterni avversari nei cambi.
Nulla è scritto, e non vi è certezza di una sua permanenza (cosa di cui Julius è a conoscenza); quel che è certo è che qualora Randle si dimostrasse capace di continuare i suoi miglioramenti, i Lakers dovranno pensarci due volte prima di lasciarlo andare, e qualora accada, non avrà problemi a trovare un ruolo importante in NBA.
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