NBA Finals 2019: tutto quello che c’è da sapere su Toronto-Golden State

Tutto sulle Finals 2019, con protagonista la squadra canadese ed i campioni in carica
05.06.2019 19:23 di Redazione Basketissimo   Vedi letture
NBA Finals 2019: tutto quello che c’è da sapere su Toronto-Golden State

Le Finals dell’NBA sono un evento unico di portata globale capace di coinvolgere migliaia di spettatori in ogni parte del mondo. Infatti, in primis nello sport americano ma non solo, le finali NBA costituiscono l’evento più atteso a livello mediatico e di interesse pubblico, come spiegato in una dettagliata intervista de L’Insider.
Inoltre, questo particolare evento presenta un regolamento ed una modalità che sono una rarità a livello del basket mondiale e non solo. Basti pensare che solo quest’evento, in quanto a marketing, diritti Tv e sponsorizzazioni, fattura quasi metà degli introiti totali fatti registrare in NBA.
Ma cerchiamo di capire qualcosa di più per quanto riguarda questo evento e conosciamo meglio il percorso delle squadre che si stanno contendendo questo ambito trofeo.

Regolamento NBA Finals

Le NBA Finals sono le finali del campionato di pallacanestro della National Basketball Association, le quali hanno generalmente inizio a cavallo tra la prima e la seconda settimana di giugno. A questi incontri vi partecipano le formazioni vincitrici della Western Conference e della Eastern Conference.
Le finali sono al meglio delle sette partite: va da sé che la squadra vincitrice sarà quella che per prima riuscirà a vince quattro partite.

Toronto Raptors e Golden State Warriors

Quest’anno la sfida per le NBA Finals è tra Toronto Raptors e Golden State Warriors.
Per quanto riguarda i Toronto Raptors, questi si trovano a dover disputare la loro prima finale NBA, mentre i Golden State Warriors sono alla caccia di un successo che sancirebbe in definitiva la leggendaria cavalcata compiuta da una squadra con pochissime eguali negli oltre 70 anni di vita della Lega.
Quella tra queste due squadre è sicuramente una sfida suggestiva, inedita e dalle mille storie che vede sfidarsi le due formazioni che hanno dimostrato di essere le più forti e complete dell’intera NBA.

Cosa c’è da sapere sui Toronto Raptors

La caratteristica fondamentale che ha accomunato le tre serie vinte dai canadesi è quella di aver saputo sempre rimontare da una situazione di svantaggio.
Questo è successo anche al primo turno, quando c’erano da affrontare gli Orlando Magic. In quell’occasione DJ Augustin aveva rinverdito il pessimo record dei canadesi in gara-1 ai playoff segnando sulla sirena e condannando i Raptors ad una sconfitta che avrebbe potuto compromettere il torneo. Invece, questo non ha impedito alla formazione di Toronto di vincere le successive quattro partite.
La sfida contro Philadelphia è stata ancora più complessa, con i Sixers abili a conquistare la seconda partita in Canada e saliti sul 2-1 dopo il successo in gara-3. Questa sfida si è trasformata poi in un momento di svolta portando poi Toronto alla vittoria in casa in gara-7 sulla sirena grazie al clamoroso bersaglio di Leonard dopo che il pallone è rimbalzato per ben quattro volte sul ferro.
Infine, nell’incontro con Milwaukee c’era da ribaltare un doppio colpo incassato in apertura di serie: sotto 2-0 contro i Bucks, i Raptors sono diventati una delle sei squadre in grado di ribaltare una situazione di punteggio del genere in una finale di Conference.

Cosa c’è da sapere sui Golden State Warriors

Al contrario, per Golden State la sfida più complessa è stata quella di dover far fronte alle assenze ed agli infortuni, oltre che dover fronteggiare avversari che sulla carta apparivano ben più abbordabili di quanto poi in realtà non si siano dimostrati sul parquet.
L’emblema di tutto ciò è la serie contro i Clippers, dove la formazione di Los Angeles è riuscita nell’impresa di vincere ben due partite in trasferta alla Oracle Arena, portando la serie fino a gara-6 e costringendo Kevin Durant a fare gli straordinari. Infatti, il n°35 degli Warriors ha giocato dieci partite ad altissimo livello, fino al 2-2 nella semifinale di Conference contro Houston: a quel punto, in gara-5, l’infortunio al polpaccio che poteva cambiare le sorti dell’intera stagione.
Golden State aveva, perciò. bisogno di una prova di forza che è puntualmente arrivata da parte di Steph Curry: 33 punti nel secondo tempo di gara-6 a Houston, serie chiusa contro i Rockets ed il modo migliore per lanciare una cavalcata chiusa sul 4-0 contro gli acciaccati e affaticati Blazers.
Tutto questo con il n°30 dei Warriors protagonista: egli è stato in grado di mettere a segno oltre 36 punti di media nelle finali di Conference, tornando ad essere volto e leader di un gruppo che ha trovato in Draymond Green, Klay Thompson e Andre Iguodala dei favolosi compagni di viaggio.