“Emozione, storia e modo di vivere, questa è l’Olimpia Milano”

di Fabio Cavagnera
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80 anni di storia Olimpia

Ottant’anni di storia in una stanza. Da Gamba a Kenney, da Meneghin a Peterson, per arrivare fino ai tempi più moderni con Portaluppi, Rocca ed il presidente Proli, mentre la squadra attuale non poteva essere presente, in quanto impegnata nell’allenamento di preparazione alla gara con Torino. Una storia partita nel 1936 con l’era Borletti: “Sono entrato nell’Olimpia a sorpresa, non era mia intenzione giocare a basket - ricorda Sandro Gamba, in campo con la maglia del primo sponsor biancorosso - Rubini mi ha visto e mi ha detto ‘Perché non giochi con qualcuno che ha una buona organizzazione?’. Mi sono presentato da Bogoncelli ed è iniziata l’avventura con Milano”.

Ventidue anni e 13 scudetti, prima da giocatore e poi da vice allenatore di Rubini, con cui vince la prima storica Coppa Campioni: in quella Simmenthal c’era Gianfranco Pieri: “Arrivai a Milano, dopo aver segnato 34 punti in una partita al Borletti - ricorda - poi abbiamo fatto la storia: 9 scudetti ed il primo trofeo europeo per un club italiano”. Proprio quel trionfo europeo fece conoscere ad Arthur Kenney i colori biancorossi, prima di diventare l’idolo dei tifosi e di incarnare lo spirito Olimpia: “Io mi sento milanese. Avevo visto la finale di Coppa Campioni 66, poi conoscevo Bradley. Mi impressionarono non solo gli americani, ma soprattutto gli italiani”. 

Arrivò l’era Peterson e, in quei favolosi anni ’80, tra i simboli della squadra ci fu Dino Meneghin: prima grande avversario a Varese, poi idolo a Milano. “Sfidare l’Olimpia ti faceva salire l’adrenalina, era la squadra da battere. Poi pensavo al ritiro, ma mi convinsero Peterson e Cappellari in un pranzo - dice Dino - E mi ha permesso di vivere un’altra vita cestistica, giocare altri 14 anni ad altissimi livelli”. E di vincere tutto, tra scudetti, Coppa Italia e coppe europee, in quella squadra straordinaria con Mike D’Antoni, Roberto Premier, Bob McAdoo e tanti altri giocatori di grandissima qualità. 

Poi ci furono tanti problemi, con quell’unico anno magico 1995/96 con scudetto e Coppa Italia, prima dell’era Armani, dove l’Olimpia torna ai vertici italiani. Il primo capitano fu Mason Rocca: “Sentivo la responsabilità della storia, cercavo di trasmettere la necessità di vincere, ma in un certo modo, cioè dando tutto sul campo”. Per arrivare all’atteso scudetto 2014: “Fu un senso di giustizia. Avevamo tanti sassolini da tirar fuori contro Siena e tutti ci davano cotti - dice l’attuale presidente Livio Proli - Quel tiro di Jerrells mi fa sempre venire i brividi, un’emozione pazzesca”. Il prossimo passo è provare a tornare sul trono d’Europa: “E’ giusto pensarlo, lavoreremo per rendere il sogno realizzabile. Anche se in campo europeo il gap è ancora molto importante”. Tanti auguri, Olimpia.

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