Olynyk gioca sporco? Parla addirittura Draymond Green

L'ala dei Warriors dopo il cappotto parla addirittura della questione Olynyk.
 di Simone Mazzola Twitter:   articolo letto 104 volte

Nella notte in cui anche i Golden State Warriors eliminano a zero gli Utah Jazz c’è anche qualche dichiarazione che fa rumore al di fuori del campo. Golden State compie un 4-0 in back to back come mai aveva fatto nella propria storia e ha un irreale differenziale di punti a +16.5 che determina più di ogni altro dato quanto la loro superiorità sia netta, evidente, incontrovertibile e anche preoccupante da certi punti di vista.

Al di fuori del campo si parla ancora del fallo di Kelly Olynyk su Oubre JR che è costato alla guardia una partita di squalifica. Con un blocco sicuramente duro, irregolare ma non particolarmente vizioso, l’opinione pubblica ci ha messo molto poco ad affibbiare l’etichetta di giocatore sporco.
Kevin Love potrebbe perorare la causa di questa crociata, ma in un attimo è diventato il bersaglio di molti. Lui ha risposto definendosi un giocatore ruvido ma non sporco, che non fa delle vigliaccate per il gusto di farle. Di certo se ricordiamo la dinamica dell’infortunio di Love che gli era costato i playoffs, un po’ di dolo c’era e le conseguenze sono state piuttosto pesanti.
Nonostante questo c’è anche chi, come Adrian Wojnarowski si è schierato dalla parte del giocatore, riportando semplicemente dei dati che appoggiano una teoria. In carriera l’ex Gonzaga ha rimediato tre tecnici, nessun flagrant foul e nessuna espulsione, sintomo che portano a confutare le teorie complottistiche.

L’apice è stato raggiunto dalle dichiarazioni di Draymond Green che si è sentito in dovere di commentare la situazione: “E’ un giocatore sporco e a me i giocatori sporchi non piacciono. Per questo non lo rispetto”.
Parole che possono avere un senso, ma che uscite dalla sua bocca fanno perlomeno sorridere.
Un giocatore che ha passato gli scorsi playoffs a lasciar andare calci nelle parti basse colpendo due volte Adams e una James, facendosi squalificare per recidiva, non dovrebbe avere l’ardire di commentare una situazione esterna alla sua squadra e soprattutto dare lezioni di etica e comportamento.
Anche Durant si è espresso giorni fa sul tema della durezza dei falli, dicendo che il suo flagrant foul su Gobert è stato sanzionato proprio perché la lega è diventata soft nel punire questi contatti. Ci può stare, ma dall’altra parte la differenza tra giocare duro e uno sporco è sottile ma molto importante. Probabilmente per Green sarebbe più saggio ragionare sui propri scheletri comportamentali, piuttosto che dispensare teorie.