George Floyd, le reazioni NBA: Brown e Brogdon marciano ad Atlanta

Il caso che ha scatenato rivolte negli Stati Uniti ha avuto pesanti ripercussioni nel mondo NBA: da Lebron a Giannis, e c'è chi è andato anche in strada
31.05.2020 19:33 di Paolo Terrasi Twitter:    Vedi letture
George Floyd, le reazioni NBA: Brown e Brogdon marciano ad Atlanta

La morte di George Floyd, ennesimo caso di brutalità da parte della polizia statunitense nei confronti degli afroamericani, ha provocato tantissime proteste oltreoceano. L'impatto dell'evento è stato sentito anche in NBA, con tante stelle che si sono schierate nella questione.

Capofila l'intervento di Lebron James, che ricorda le proteste di Colin Kaepernick sul suo profilo Instagram, seguito da Antetokounmpo, Steph Curry, Simmons ed Hayward, che sui social hanno condannato l'accaduto ed invocato cambiamento. Controverso l'intervento di Daryl Morey, che senza aggiungere pareri personali pubblica un articolo sulla militarizzazione della polizia a stelle e strisce. Fuori dal coro, invece, Porter Jr, che dopo aver espresso il suo disgusto e dolore, ha deciso di aggiungere parole a detta di alcuni fuori luogo: "Oltre a pregare per la famiglia di George, bisogna farlo anche per quelle dei poliziotti che sono stati coinvolti in questo inferno. Per quanto sia dura in questo momento farlo, bisogna pregare per loro e non odiarli...". Decisamente controversa come opinione all'interno del mondo NBA, mentre a Lou Williams invece bastano soltanto due lettere per replicare al tweet quantomeno "riuscito male" pubblicato da Porter Jr.: "Na".

Lo sdegno della NBA non è stato solo social: particolarmente attivi due ex giocatori, Nick Collison e Stephen Jackson, oltre a due giovani rampanti come Jaylen Brown Malcolm Brogdon. “Oggi ho donato 20.000 dollari al fondo per la difesa legale stabilito dalla NAACP [National Association for the Advancement of Colored People, ndr] in memoria di George Floyd, Ahmaud Arbery e tanti altri la cui vita è stata considerata senza valore per il colore della loro pelle”, scrive l'ex Thunder su Twitter. “C’è un pesante fardello sulle spalle di uomini e donne di colore nel nostro Paese che io non sentirò mai. Doversi preoccupare ogni giorno, nel mondo lì fuori, di capire se la gente ti giudica come una minaccia dev’essere estenuante. Dover provare costantemente che la tua presenza in questa società è giustificata deve far infuriare. Questo razzismo sistemico presente nel nostro Paese, vecchio centinaia di anni, continuerà a restare tale finché ci saranno solo persone di colore disposte a far sentire la loro voce per far riconoscere al resto di noi questi problemi. Questi problemi sono nostri, di noi tutti."
Jackson, invece, era amico personale stretto di Floyd, ed è apparso particolarmente scosso dall'accaduto, ma non si è tirato indietro ed è intervenuto personalmente al raduno in memoria dell'amico (presente, ma non intervenuto, anche Karl-Anthony Towns, nonostante il lutto familiare recente dell'amatissima madre, vittima del COVID-19): “Sono qui perché non permetterò loro di umiliare il carattere di George Floyd, mio gemello” ha detto. “Spesso la polizia quando commette errori, la prima cosa che fa è cercare di coprirle. E per farlo tira fuori il passato di una persona per farlo sembrare un criminale, per giustificare come necessario quello che hanno fatto. Eppure quando mai un omicidio è necessario? Ma se si tratta di un nero, è approvato"
Infine, il giocatore dei Celtics e la point guard dei Pacers hanno manifestato e marciato ad Atlanta, con il primo che si è offerto di pagare la cauzione di tre manifestanti arrestati, ed il secondo autore di un toccante discorso, dove ha menzionato il nonno, che aveva camminato inzieme a Martin Luther King: "Questo è il momento per agire, abbiamo il potere per farlo. Mio nonno è sceso in strada a marciare accanto a Martin Luther King Jr. negli anni ’60: sono certo che sarebbe orgoglioso di vederci tutti qui, così come sono certo che lo saranno i nostri figli. Ho fratelli, sorelle e amici che vivono in strada, che non ce l’hanno fatta come magari ce l’ho fatta io e ogni giorno sono fermati dalla polizia, sono vittime di discriminazione. È qualcosa di sistemico — ha detto il rookie dell'anno 2017 — ma non per questo dobbiamo distruggere le nostre città, città che noi stessi abbiamo costruito. Atlanta è la città più orgogliosamente nera del mondo, dobbiamo essere orgogliosi di questo come sono orgoglioso di Jaylen, che si è messo alla guida di questa marcia: abbiamo bisogno di più leader di questo tipo"