I Sixers rimaneggiati piegano Miami, Lebron guida i Lakers

I risultati della notte NBA
13.01.2021 12:41 di Paolo Terrasi Twitter:    vedi letture
I Sixers rimaneggiati piegano Miami, Lebron guida i Lakers

PHILADELPHIA 76ERS-MIAMI HEAT 137-134 OT | Tornano al sorridere i Sixers, ancora rimaneggiati a causa della quarantena di diversi componenti del roster, ma abili a sfruttare la rotazione ridotto al minimo degli Heat - soltanto otto giocatori disponibili per Miami - e a riacciuffare un successo dopo due ko in fila. Merito di alcune chiamate arbitrali controverse che nel finale di supplementare fanno arrabbiare la squadra della Florida, finita definitivamente in svantaggio a 26 secondi dalla sirena dopo la tripla di Dakota Mathias - unico canestro della sua serata. “Voglio vincere il titolo NBA, ma non posso farlo da solo”, sottolinea Joel Embiid, che ha deciso di servire il compagno e fidarsi di lui sul possesso più importante della partita, dopo aver segnato 45 punti tirando 16/23 dal campo, raccogliendo 16 rimbalzi e aggiungendo al suo personale boxscore anche quattro assist e cinque recuperi. Una partita da MVP per il leader tecnico ed emotivo della squadra: “Ha voluto fare tutto lui, per fortuna. Ci ha voluto regalare questa vittoria”, il commento a fine gara di coach Doc Rivers. Ben Simmons invece ritrova il campo dopo una settimana d’assenza, unico giocatore del quintetto a non chiudere in doppia cifra (5 punti), ma con ben 12 assist a referto. Molti dei quali armano la mano di Danny Green - uscito sconsolato dal parquet 24 ore fa dopo aver tirato 0/7 dall’arco e tornato a colpire con maggior convinzione di prima: alla sirena finale sono 29 punti (con 10 rimbalzi e sei assist) e soprattutto 9/21 dalla lunga distanza - nuovo massimo in carriera. I veri tiratori non smettono mai di farlo. Miami, dura a morire, le prova tutte, spremendo a fondo i giocatori a disposizione (per intenderci, Gabe Vincent parte in quintetto, gioca 36 minuti e chiude con 20 tiri dal campo e 24 punti a referto): senza Butler, Adebayo e Dragic - solo per dirne alcuni - gli Heat forzano l’overtime in trasferta, trascinati da un Tyler Herro da 34 punti, sette rimbalzi e quattro assist. Uno sforzo che avrebbe meritato maggior successo

HOUSTON ROCKETS-LOS ANGELES LAKERS 100-117 | Dopo il +27 raccolto nella sfida di 48 ore prima, i Lakers piazzano un’altra gara dominante contro i Rockets, toccano il +30 nel terzo quarto e affossano i sempre più una derelitta Houston che a fine gara deve fare i conti con le dure parole di James Harden. Sul parquet però il Barba non va oltre i 16 punti con 16 tiri, che si aggiungono ai 18 di Christian Wood e i 10 di John Wall: davvero troppo poco per sperare di battere i campioni in carica. Il miglior realizzatore in casa Lakers è LeBron James, che chiude con 26 punti, otto rimbalzi e cinque assist in soli 29 minuti: massima resa nel minor tempo possibile, con 10/20 al tiro e quattro triple a bersaglio - una delle quali no look che ha fatto impazzire di gioia la panchina. Al resto pensano i compagni: Davis tira otto volte e fa sette canestri, altri quattro Lakers chiudono in doppia cifra e Los Angeles - giunta al settimo successo nelle ultime otto - dimostra sempre più di essere la squadra da battere. 

BROOKLYN NETS-DENVER NUGGETS 122-116 | Ancora senza Kyrie Irving - travolto dalle polemiche delle ultime ore a seguito della diffusione di un video che lo vedere partecipare alla festa della sorella - ma con un super Kevin Durant sul parquet, i Nets battono in volata Denvere tornano a sorridere dopo una settimana complicata. Il canestro del definitivo sorpasso lo segna il giocatore che non ti aspetti: Bruce Brown, che chiude con 16 punti - suo nuovo massimo stagionale. A chiudere definitivamente i conti però sono i sei punti in fila nel finale realizzati da Kevin Durant, autore di 34 totali alla sirena finale, conditi con 13 assist e nove rimbalzi, sfiorando una tripla doppia che ben racconta la sua efficacia. In 36 minuti sul parquet infatti KD tira 12/18 dal campo, 4/7 dall’arco e 6/7 a cronometro fermo, regalando a Brooklyn un +15 di plus/minus che permette ai suoi compagni di restare a galla anche quando va a sedersi per riposare. 

CLEVELAND CAVALIERS-UTAH JAZZ 87-117 | Tutto davvero troppo facile per gli Utah Jazz che scappano via nel terzo quarto con un parziale di 38-23, dopo essere stati a lungo in vantaggio in doppia cifra già prima dell’intervallo lungo. Una comoda vittoria per festeggiare il ritorno a casa (4-2 il record in questo giro di trasferte), arrivata grazie ai 27 punti di Donovan Mitchell, ai 20 di Bojan Bogdanovic e ai 21 a gara in corso di un Jordan Clarkson che si candida sempre più a essere miglior sesto uomo dell’anno

OKLAHOMA CITY THUNDER-SAN ANTONIO SPURS 102-112 | Lonnie Walker IV segna 24 punti nel successo in trasferta degli Spurs a Oklahoma City - ultima tappa di un giro di cinque partite lontano dall’AT&T Center che San Antonio ha concluso con ben quattro vittorie. Soltanto quattro palle perse per i texani e sei giocatori in doppia cifra: anche senza DeMar DeRozan - fuori per ragioni personali - le cose vanno per il verso giusto per i ragazzi di coach Popovich

GOLDEN STATE WARRIORS-INDIANA PACERS 95-104 | Il 31-20 di parziale del quarto periodo ben racconta il crollo nel finale degli Warriors che fanno a lungo gara di testa contro un avversario importante e complicato come i Pacers, prima di essere costretti ad alzare bandiera bianca, caduti sotto i colpi di un Myles Turner da 22 punti e 12 rimbalzi, in doppia doppia come Domantas Sabonis (18+14) e uno scatenato Aaron Holiday in uscita dalla panchina (16 punti conditi con 12 assist nel suo caso). Gli Warriors devono così nuovamente arrendersi contro un avversario di livello, nonostante i 22 punti messi a referto da Andrew Wiggins con 7/17 dal campo e quattro triple a segno, a cui si aggiungono i 20 realizzati da Steph Curry - che prende lo stesso numero di conclusioni e ne converte la stessa quantità dell’ex Timberwolves (anche se sbaglia clamorosamente due liberi su cinque tentati, un unicum nella carriera del miglior tiratore di sempre a cronometro fermo) - senza riuscire mai ad accendere la scintilla che avrebbe potuto trascinare tutta Golden State.