La crisi di Isaiah Thomas: i Lakers per ripartire?

12 mesi sull’ottovolante per il nuovo giocatore gialloviola.
 di Ennio Terrasi Borghesan Twitter:   articolo letto 225 volte

Un anno fa, Isaiah Thomas era nell’Olimpo dell’NBA. Si parlava di lui come un possibile candidato MVP, premio che avrebbe premiato il miglior realizzatore della lega nei quarti periodi. Alla fine della Regular Season Thomas fu comunque selezionato per far parte dell’All NBA Second Team, un riconoscimento meritato per l’assoluto protagonista dell’ottima stagione regolare dei Boston Celtics, miglior record nella Eastern Conference.

Con l’inizio dei Playoff, è iniziato il momento più difficile della carriera del giocatore visto anche con le maglie di Kings e Suns: prima la tragica morte della sorella Chyna, avvenuta poco prima del debutto nella postseason dei Celtics; poi i problemi fisici alla schiena, che hanno limitato il rendimento del numero 4 celtico, comunque protagonista di una super prestazione da 52 punti nella serie contro i Wizards. Poi, in estate, la sorprendente e improvvisa trade ai Cleveland Cavaliers in cambio di Kyrie Irving, uno scambio mal digerito da Thomas che si è espresso anche in maniera molto critica verso la dirigenza di Boston.

In maglia Cavs, Isaiah non è mai sembrato a suo agio: prima i quasi tre mesi di stagione saltati per infortunio, poi un impatto a dire poco deludente nelle 15 partite giocate (in cui Cleveland ha avuto un record negativo, 7-8). Punti quasi dimezzati (14.7 contro 28.9), percentuali al tiro pessime (36.1% dal campo, addirittura 25.3% da tre punti: ampiamente i dati peggiori in carriera), e le sue lacune difensive sono emerse con forza, visto che con Thomas in campo i Cavs sono stati la peggiore difesa NBA.

Doveva essere la seconda opzione offensiva di Cleveland, è finito scaricato ai Lakers alla Trade Deadline, in cambio di giocatori di livello medio come Jordan Clarkson e Larry Nance. Adesso a Los Angeles Thomas avrà due mesi di stagione per dimostrare alla Lega di meritarsi quel contratto al massimo salariale dato quasi per scontato alla fine della scorsa stagione, in una squadra che in linea teorica non dovrebbe avere molto interesse a puntare, sul medio-lungo periodo, su un giocatore come lui.