La NBA prende tempo per il contratto collettivo: ecco perché

L'accordo sulla distribuzione dei ricavi va visto a causa del Coronavirus, mentre il sindacato chiede ai giocatori se vogliono ripartire.
12.05.2020 21:43 di Paolo Terrasi Twitter:    Vedi letture
La NBA prende tempo per il contratto collettivo: ecco perché

In virtù delle circostanze eccezionali dettate dalla pandemia del Coronavirus, NBA e NBPA potrebbero scegliere di terminare il contratto collettivo stesso così come in essere attualmente, per discuterne un altro basato sulle mutate condizioni economiche. L’attuale contratto collettivo (o CBA, come conosciuto negli USA) andrebbe a regolare i rapporti tra la lega e i giocatori fino al termine della stagione 2023-24, con la possibilità però da entrambe le parti di uscire dall’accordo una stagione prima. La scadenza di tale termine, inizialmente prevista per questi giorni, è stata rinviata a Settembre, per valutare meglio l'impatto economico dello stop.  Adam Silver — secondo un’indiscrezione proveniente da un file audio circolato online — ha avvisato squadre e giocatori che “il contratto collettivo attuale non era stato pensato per fronteggiare una lunga pandemia”, e che la grande incertezza sulle prospettive di business nell’immediato (“non sappiamo se genereremo ricavi per 10 o 6 miliardi di dollari, e c’è una bella differenza”) potrebbe spingere la lega a dover rivedere completamente il contratto collettivo.

Intanto, i sindacati dei giocatori, sondano, in modo anonimo, l'umore dei giocatori, con un sondaggio che resterà confidenziale - garantendo l’anonimato a tutti quelli che decideranno di rispondere. Stando a quanto raccontato da Adrian Wojnarowski di ESPN, una delle domande presenti all’interno del questionario è: “Vuoi provare a tornare a giocare in questa stagione?”. Tutte le domande seguono lo schema della doppia risposta “sì o no”, in maniera tale da poter aggregare più facilmente le opinioni certamente discordanti che si annidano tra le varie squadre e i vari giocatori.