La storia del Chachismo: Rodriguez da Tenerife a Milano

Storia, record e tragitto del nativo delle Canarie, reduce dalla sua prima stagione in biancorosso dopo una carriera già leggendaria.
08.04.2020 09:00 di Ennio Terrasi Borghesan Twitter:    Vedi letture
La storia del Chachismo: Rodriguez da Tenerife a Milano

Sergio Rodriguez era a casa oppure in vacanza, perché quando vieni da Tenerife e i concetti coincidono, vale tutto. Venne richiamato d’urgenza a Madrid, perché la sua squadra dell’epoca, l’Estudiantes che l’aveva prelevato da Bilbao che a sua volta l’aveva prelevato da Tenerife, era impegnata nella finale per il titolo spagnolo, ma non aveva abbastanza playmaker. Corey Brewer si era infortunato e serviva qualcuno da utilizzare contro il Barcellona in caso di estrema necessità. Sergio tornò indietro, andò in panchina e nel finale fece il suo debutto dopo il quinto fallo di Nacho Azofra. Un’entrata fantasiosa a difesa schierata lo portò dritto al ferro. Reverse, tabellone e canestro. Era il 2004. Aveva appena compiuto 18 anni.

Tanto per essere chiari: Sergio Rodriguez era un giocatore creativo, dai passaggi illuminanti, veloce in campo aperto, ma aveva nel tiro – allora – il suo difetto. A dimostrazione di quanto il lavoro possa correggere i difetti: oggi Rodriguez è sesto di sempre in EuroLeague per triple messe a segno ed è l’unico tra i primi 10 che abbia oltre il 40% in carriera. Nei due anni successivi all’esordio nella Finale della Liga ACB, Rodriguez fece il suo debutto in EuroLeague e diventò così credibile da potersi dichiarare per i draft NBA con due anni di anticipo rispetto al normale. Nel 2006, a New York, venne scelto da Portland. Di lì a poche settimane avrebbe conquistato l’oro mondiale con la Nazionale spagnola. Portava i capelli rasati e non aveva la barba. “La sperimentai per la prima volta in vacanza a Mykonos dopo le Olimpiadi del 2012, quando vidi tanta gente che portava queste barbe lunghe. Pensai che portasse fortuna e mi stava bene. Ed eccomi qui”. Il numero 13 invece se lo trovò addosso e da allora lo indossa tutte le volte che è disponibile, come è successo a Madrid, a Mosca e a Milano. Non a Philadelphia: “L’hanno ritirato, era il numero di Wilt Chamberlain. Il 13 per qualcuno è sfortuna e per altri è fortuna. A me porta fortuna”.

Fortuna è una parola che Rodriguez cita spesso nel descrivere la sua carriera. Ha avuto la fortuna di giocare nella NBA, prima da giovane e poi da giocatore maturo, di vestire la maglia bianca del Real Madrid, di vincere l’EuroLeague a Madrid davanti alla sua gente e con il CSKA Mosca davanti al Real Madrid, battuto in semifinale. “E ora ho la fortuna di essere a Milano e in questo momento della mia vita e della mia carriera non esiste posto migliore”, dice. Nella NBA ha giocato a Portland, Sacramento e New York, dove lo allenava Mike D’Antoni. “Poter giocare al Madison Square Garden e chiamarlo casa è impagabile, purtroppo non era il momento migliore”, ricorda. I suoi idoli crescendo erano Raul Lopez, playmaker spagnolo della generazione precedente la sua, Allen Iverson e Jason Williams, White Chocolate, il playmaker dei Kings e poi di Miami che aveva inventato in pratica il passaggio con il gomito. “Mi piacevano i giocatori del mio ruolo, creativi e che giocavano per vincere”, ricorda.

Quando chiuse con la NBA ebbe la fortuna – ancora – di giocare nel Real Madrid. “Fin da bambino tifavo per il Real Madrid, anche mio padre tifava. A scuola, a Tenerife, eravamo divisi tra chi sosteneva il Real e chi parteggiava per il Barcellona”, ricorda. Pur fedele alle sue origini canarie, gli anni decisivi della sua vita li ha trascorsi a Madrid, prima di andare nella NBA e al ritorno quando nel 2014 fu MVP di EuroLeague partendo sempre dalla panchina. Madrid è casa per El Chacho. I suoi furono gli anni del “Chachismo” che vuol dire uno stile di gioco basato su fantasia, creatività, un attacco esplosivo. Rodriguez partiva dalla panchina. C’era lui e c’era Sergio Llull in squadra, c’era anche Rudy Fernandez. Tanti giocatori spagnoli, come Felipe Reyes tra i lunghi, che hanno fatto la storia della Nazionale. Una storia che ha vissuto il capitolo forse più inatteso con l’oro di Pechino 2019. Rodriguez non c’era “perché dopo due anni a Mosca, spesso senza la mia famiglia, avevo bisogno di staccare la spina, recuperare anche mentalmente”, dice.

A Milano è con la moglie Ana, che ha studiato a Roma e parla benissimo l’italiano, e le due bellissime figlie bionde che occupano tutto il suo tempo libero, e tante ambizioni per il futuro. “Spero di rimanere qui molti anni, gli obiettivi sono gli stessi, lavoriamo duro, lavoriamo per vincere, serve tempo per elevare il rendimento di tutti e conoscerci meglio ogni giorno. Le strutture sono al top, Milano ha un grande futuro davanti, e giocare al Forum mi esalta. Quando è pieno, l’atmosfera diventa magica, e rendere orgogliosi i nostri tifosi è quello che vogliamo fare”. Oggi è ad Alicante, a casa della moglie: la famiglia era rientrata in Spagna durante la pausa per gli impegni delle nazionali, poi è scoppiata la crisi sanitaria e Sergio ha dovuto anche osservare la quarantena dopo il caso Trey Thompkins. Quando l’ha terminata, è salito in auto per raggiungere la famiglia. Lontano da Milano con il corpo, vicinissimo con il cuore e la testa.

LE TRIPLE DI RODRIGUEZ

Sergio Rodriguez ha superato in questa stagione Gianluca Basile ed è salito al sesto posto della classifica di tutti i tempi di triple segnate in EuroLeague. El Chacho ha segnato almeno un canestro da tre punti in ognuna delle ultime 13 partite giocate prima della sospensione. Tra i primi 10 della classifica di tutti i tempi, è l’unico che sia oltre il 40%. Ci sono 50 triple di differenza tra il secondo posto di Vassilis Spanoulis e il sesto del Chacho. Primo, inarrivabile, oltre quota 600 è Juan Carlos Navarro.

LE PALLE RUBATE DI RODRIGUEZ

Sergio Rodriguez ha superato quest’anno quota 200 palle rubate in carriera in EuroLeague ed è quattordicesimo di sempre in questa graduatoria con 221. A 26 palle rubate di distanza c’è la Top 10 anche di questa categoria.

GLI ASSIST DI RODRIGUEZ

Sergio Rodriguez vanta 1.244 assist in carriera. Durante questa stagione ha staccato Milos Teodosic e Thomas Heurtel e adesso si trova a 11 assist dal terzo posto di Dimitris Diamantidis. Ha una media di 4.75 assist per gara in carriera che è leggermente più alta di quella del primatista Vassilis Spanoulis. Il suo record è di 13 assist in una singola gara, risale al 2016 contro il Barcellona. Quest’anno è arrivato a 11.

GLI ALLEY-OOP  DI RODRIGUEZ

La combinazione Rodriguez-Tarczewski è stata la più letale della stagione europea di Milano. Grazie soprattutto agli alley-oop, Tarczewski ha convertito 34 passaggi del Chacho, più di tutti nell’Olimpia. Al secondo posto di questa particolare classifica figura Vlado Micov con 30, poi c’è Luis Scola con 25 e infine Michael Roll con 22.

LE PENETRAZIONI DI RODRIGUEZ

Sergio Rodriguez ha segnato 2.791 punti nella sua carriera di EuroLeague e si trova adesso nella Top 10 assoluta davanti a Marcus Brown e Ante Tomic. All’ottavo posto figura Milos Teodosic con 2.807 punti. Ha anche una striscia aperta di 24 tiri liberi consecutivamente a segno e ha avuto 49/51 per la stagione, il 96.1%.