Olimpia, la storia di Zach LeDay: dal Texas a Milano

Il profilo dell’ultimo innesto per la stagione 2020-21 dei biancorossi: la storia dell’ex lungo di Olympiacos e Zalgiris Kaunas.
15.07.2020 12:43 di Ennio Terrasi Borghesan Twitter:    Vedi letture
Fonte: Olimpia Milano
Olimpia, la storia di Zach LeDay: dal Texas a Milano

Zach LeDay viene dal Texas, una terra che ha offerto all’Olimpia in passato giocatori come Keith Langford e Curtis Jerrells, ma LeDay viene dalla patria del football, da Dallas, anche se ha frequentato la Skyline High School, dove lo studente più famoso della storia è stato Larry Johnson, prima scelta nei draft NBA del 1992, ex giocatore di Charlotte e dei New York Knicks. Per l’ultimo anno di liceo cambiò scuola trasferendosi a TheColony, la stessa di Deron Williams, il playmaker ex Utah e Brooklyn, che fondò anche un programma giovanile nel quale è cresciuto lo stesso Zach. “Sono cresciuto a Dallas, precisamente a Mosquito con mia madre e il mio fratello minore, eravamo noi tre e i miei nonni hanno aiutato un po’ – ha raccontato – Tutti giocavano a football, anche io ho giocato tante partite, ed è da lì che proviene la mia fisicità anche sul campo da basket. Ma sono cambiato prima di andare al liceo, sono cresciuto e ho cominciato a diventare una presenza sul campo da basket”.

Ma non è stato un percorso facile quello di Zach LeDay: al termine del liceo, si è trasferito molto a est per frequentare South Florida, dove le cose però non andarono bene. Dopo il secondo anno, da quattro punti di media, e il licenziamento del coach Stan Heath, decise di trasferirsi come fecero molti altri compagni di squadra. Buzz Williams, tra l’altro texano anche lui, nuovo coach di Virginia Tech all’epoca, lo stesso college frequentato da Malcolm Delaney, assunse come assistente Steve Roccaforte, che aveva reclutato LeDay per South Florida diventandone una specie di mentore. Così la scelta è stata scontata: LeDay è andato a Blacksburg e la sua carriera è letteralmente esplosa dopo un anno di stop regolamentare sfruttato per migliorare fisicamente.

A Tech, i punti per gara sono quadruplicati, i minuti raddoppiati. LeDay è diventato un giocatore di alto livello. “Buzz Williams mi ha stimolato ogni giorno, ho sempre lavorato duro, ma lui mi ha insegnato a capire le situazioni, a sviluppare un miglior feeling con il gioco”, dice LeDay che per un anno ha avuto tra i compagni di squadra anche il fratello Seth. Nel secondo e ultimo anno a Tech, ha segnato 17.0 punti per gara con 7.6 rimbalzi. In occasione della sua ultima gara casalinga di stagione regolare contro Wake Forest segnò 24 punti con 9/10 dal campo, ma Virginia Tech perse rovinandogli la festa. Quattro giorni dopo, in campo neutro, nel primo turno del Torneo della ACC, stesso avversario, rispose con 31 punti e 15 rimbalzi di cui sette offensivi. Ha giocato solo una partita nel Torneo NCAA contro Wisconsin: ebbe 23 punti con 8/10 dal campo. L’aspetto curioso è che pur essendo il miglior giocatore della squadra, partiva dalla panchina. “A me piaceva, dare alla squadra energia in qualunque ruolo avessi, credo che questo mi abbia aiutato nelle tappe successive”, dice.

Il suo finale di carriera al college è stato dirompente, ma la taglia fisica non era quella dell’ala forte NBA e in più nell’ultimo anno di college ha giocato molto da centro. Così, LeDay non è stato scelto e ha cominciato la sua carriera europea in Israele. “Quando ti considerano un undersized – ha detto – devi essere più duro del tuo avversario, altrimenti non puoi giocare ad alto livello. Quello che ho sempre portato alle mie squadre è durezza, versatilità, energia e in campo sono uno che parla tanto”, dice.

All’Hapoel Gilboa è stato il secondo realizzatore e il quinto rimbalzista del campionato israeliano, inclusa una memorabile partita da 22 punti e 20 rimbalzi. Nel 2018 è stato reclutato dall’Olympiacos Pireo, il cui general manager era Christos Stavropoulos. Nel decimo turno della sua prima stagione europea, LeDay è stato MVP della settimana con un incredibile 42 di valutazione e 28 punti all’attivo contro il Buducnost, all’interno di una striscia di otto gare consecutive in doppia cifra. A fine stagione, è passato allo Zalgiris Kaunas dove è salito a 11.8 punti di media con 4.3 rimbalzi, mostrando sensibili progressi nel tiro da tre (43.3% anche se su un solo tentativo per partita), che serviranno tantissimo anche a Milano.