Le parole di Kevin Durant: la sua scelta del paycut e il rispetto per OKC

Le parole della notte della stella dei Golden State Warriors, MVP delle ultime Finals NBA
 di Domenico Landolfo  articolo letto 151 volte
Kevin Durant
Kevin Durant

Quando Kevin Durant rilascia qualche parola alla stampa, non finisce mai col passare inosservato. Le sue scelte, quello che lo porta a essere sempre e comunque diverso, stanno diventando la prima caratteristica della star dei Warriors e Mvp delle ultime Finals e quindi meritano particolare attenzione, specie perché al “The Athletic” nell’intervista usicta nelle ore notturne italiane, è arrivato un serio giudizio sul mondo NBA che sta cambiando vertiginosamente, tra nuovi contratti e squadre che spendono in lungo e in largo per eguagliare quel “modello Golden State” di più punte di diamante sul parquet in contemporanea.

L’ex giocatore di Seattle ed Oklahoma City ha voluto mettere in chiaro, semmai ce ne fosse stato bisogno, quella che è stata la sua scelta di ridurre il suo salario nell’estensione dei prossimi due anni. Si è definito uno smart guy e non ha esitato nel sottolineare come questo sia stato quello che era necessario al fine di poter rifirmare Livingston, Iguodala e Steph, per mantenere unito un gruppo che vive unito, gioca in maniera coesa e in cui ogni pezzo del puzzle è fondamentale.

La parola che esce molto imperiosa dalla sua intervista è “underpaid”. Durant riteneva che i propri compagni, nell’economia di una macchina perfetta come sono stati i Warriors di questa stagione, erano letteralmente “sottopagati” ossia quel valore aggiunto che essi davano alla causa non era in alcun modo riconosciuto. Da qui quindi la scelta di ridursi lo stipendio, dare alla proprietà la possibilità di “rifornire” i ragazzi con un contratto meritato e continuare a vincere insieme. Del resto, con sguardo vitreo e occhio ai critici, “These are my money” e la traduzione non serve.

Il modello Warriors, criticato aspramente, ha avvelenato ulteriormente il dente di KD, il quale non ha certo spezzato una lancia in tal senso, sia per come gli attuali GM della lega stanno operando, sia soprattutto a chi ha ritenuto non ortodossa la pratica di paycut adottata. Senza troppi giri di parole, l’intervento a gamba tesa è arrivato, dicendo che le persone odiano ciò che non possono comprare, e che i suoi modelli in questa scelta sono stati Nowitzki e Duncan, che han spesso sacrificato l’interesse personale per la squadra e con questo ha chiuso il discorso, ancora una volta con una tripla vincente di quelle che bruciano la retina.

Manca una sviolinata finale su OKC, ma in realtà il dessert viene lasciato per ultimo. Riprendendo quanto aveva già detto in tema dell’attuale free agency, con lo spendi e spandi a macchia di leopardo, KD si è soffermato sulla sua vecchia squadra, i Thunder, dicendo ancora una volta senza troppi giri di parole che non sarà facile tornare a giocare in Oklahoma contro il terzetto formato da Westbrook, George e Adams, che per il #35 dei Warriors è un potenziale all star.

La stella di Golden State sottolinea come i nuovi Thunder potranno essere una potenziale contender se sapranno accoppiarsi bene tra loro e ancor di più mette in risalto come questo upgrade darà nuova linfa alla lega e aumenterà lo spettacolo sul parquet. Avverte però che l’accoppiamento non sarà immediato come quello che i Warriors han potuto costruire nel tempo e che George ha comunque un solo anno e ben poco tempo per integrarsi con un gruppo che comunque manterrà la sua identità. Parole di rispetto per le scelte altrui, ma che comunque non nascondono insofferenza per queste nuove squadre formate da nuclei più simili a figurine che non progettate per integrarsi e regalare vittorie e spettacolo.