Magic a valanga sui Lakers: "Troppe bocche in dirigenza, tradito da Pelinka"

L'ex presidente dei gialloviola torna sulle motivazioni che lo hanno spinto a lasciare il suo incarico a Los Angeles, senza filtri
20.05.2019 18:31 di Paolo Terrasi Twitter:    Vedi letture
Magic a valanga sui Lakers: "Troppe bocche in dirigenza, tradito da Pelinka"

L'addio di Earvin "Magic" Johnson alla dirigenza dei Lakers, l'ultimo giorno di regular season, è stato un vero e proprio colpo di scena, arrivato a ciel sereno, nonostante i rumors sulla instabilità della franchigia si inseguissero da tempo. Oggi, ospite di ESPN (lo stesso giorno in cui verrà presentato alla stampa Frank Vogel, nuovo coach dei Lakers), ha rotto il silenzio sulle ragioni del suo addio, senza risparmiarsi ed affondando duri colpi alla franchigia. 

L'inizio rispecchia le critiche che gli erano piovute inizialmente, sul fatto che non fosse abbstanza presente: “Con Jeanie ero stato chiaro, ho altri impegni, ho vari business avviati, che mi fanno guadagnare anche di più, se mi vuoi io sarò dentro e fuori dai Lakers. Mi ha detto ok. Allora ho chiesto di avere il potere di prendere le decisioni – per me era importante saperlo – e mi ha assicurato che lo avrei avuto. A quel punto ho accettato, e lei mi ha affiancato Rob Pelinka, che io non conoscevo. Il primo anno è andato tutto bene, dovevamo scendere sotto il salary cap, lo abbiamo fatto; per via del problema con Swaggy P [Nick Young] sapevo che avrei dovuto liberarmi di D’Angelo Russell, e la scelta che abbiamo ottenuto nello scambio è stata quella che abbiamo utilizzato per Kyle Kuzma; quindi abbiamo scelto Lonzo Ball alla n°2, e sono convinto ancora oggi sia una point guard e un giocatore all-around davvero eccezionale, e con lui abbiamo preso Josh Hart." Tutto ok fino ad allora, come testimonia anche l'arrivo di Lebron James l'estate seguente. Ma è di recente che le cose hanno preso una brutta piega.

Magic derubrica anche la critica principale ai Lakers, ovvero la presenza di troppe voci in capitolo nelle decisioni, ma anche del rapporto tra colleghi. "L'unica persona da cui mi sono sentito tradito è Rob Pelinka – afferma l’ex legenda gialloviola –: A un certo punto  ho iniziato a sentire voci che mi contestavano il fatto di non essere troppo coinvolto nei Lakers. Più di una persona all’interno dell’organizzazione mi diceva che Rob [Pelinka] stava mettendo in giro queste voci alle mie spalle, e la cosa non mi piaceva. Ho ricevuto conferma anche da gente fuori dal giro dei Lakers, gente di cui mi fido, e anche loro avevano sentito le stesso voci. Nel frattempo ho dovuto gestire le ambizioni dei due fratelli Buss, Joey e Jesse, che volevano più potere in seno all’organizzazione – e l’ho fatto volentieri. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso ha riguardato Luke Walton. Luke mi piace, è bravo, ma pensavo che dovessimo licenziarlo per cambiare direzione. Tim Harris invece voleva tenerlo, perché loro due sono amici, si conoscono bene – e Luke, lo ripeto, è davvero un’ottima persona. Però io pensavo di dover rendere conto soltanto a Jeanie Buss, e invece ora mi ritrovavo Tim Harris a farmi sapere la sua opinione su una decisione tecnica. Allora ho capito: era arrivato il momento di andarmene. Parlavano male di me alle mie spalle. Non avevo il potere che pensavo di dover avere. Ho capito che era il momento di farmi da parte. Il fatto che gente come Tim Harris fosse coinvolta nelle decisioni di basket, quelle tecniche, è uno dei problemi dei Lakers. Jeanie [Buss] deve fare in modo che non succeda più, oggi come oggi c’è troppa gente al tavolo delle decisioni dei Lakers, e così quando io esprimevo la mia opinione, lei ne aveva già sentite tante altre, a volte divergenti e contrastanti. Con lei sono stato chiaro, gliel’ho detto: ‘Non puoi gestire un’azienda in questo modo’. Per l’amore e il rispetto che lei nutre verso queste persone noi spesso abbiamo finito per non fare delle scelte, oppure non abbiamo fatto quelle giuste. Avrei dovuto essere io – nel mio ruolo di presidente – ad avere l’ultima parola sulle decisioni di campo, e invece non è stato così”

Manca Kurt Rambis nei discorsi dell'ex numero 32, un'altra figura che rispecchia i problemi di potere in seno alla conduzione dei gialloviola, probabilmente perché la sua ascesa è stata recente e dovuta in parte al "ritiro" di Magic. L'ex presidente non ha tuttavia dubbi che, nonostante il chaos societario, il futuro dei Lakers sia brillante, assicurando che Lebron vincerà almeno un titolo.