Pagelloni free agency, Vol 2: Philadelphia 76ers e LA Lakers

A mercato concluso, vediamo e votiamo le mosse di vincitori e vinti dell'ultimo mercato: proseguiamo con le pagelle di Lakers e Sixers
14.07.2019 18:00 di Paolo Terrasi Twitter:    Vedi letture
Pagelloni free agency, Vol 2: Philadelphia 76ers e LA Lakers

L'estate entra nel vivo, e cominciano ad andare in vacanza anche i GM delle squadre NBA, dopo il mercato più convulso della storia recente della lega. Tantissimi giocatori hanno cambiato casacca, tante stelle hanno spostato i loro talenti altrove, e conseguentemente, modificato i rapporti di forza ed il panorama della lega. Dopo aver visto le regine del mercato, vediamo chi ha fatto quasi tutto bene, meritandosi i nostri nove: Los Angeles Lakers e Philadelphia 76ers.

La prima versione dei gialloviola targati Lebron James sono stati un fiasco totale, quasi storico, considerato il mancato accesso ai playoff. Nonostante il clima di Chaos, nepotismo ed incapacità in dirigenza non sia cambiato di una virgola, la situazione sul campo sembra essere decisamente più rosea. Il mercato ha portato via trade Anthony Davis, in cambio del giovane nucleo di promesse (futuribili si, ma apparse non trascendentali quanto l’ex 23) e del sacrificio di diverse scelte future; e via free agency diversi veterani che rendono il roster profondo, competente, e decisamente meglio assortito dello scorso anno, dove le spaziature erano più congestionate delle autostrade per il mare di questi giorni e le percentuali al tiro così scadenti da relegare i Lakers nei bassifondi della lega per la categoria. I profili di Danny Green, Quinn Cook ed Avery Bradley colmano queste lacune (Kentavious Caldwell-Pope no), ma probabilmente messi insieme non valgono lontanamente quello d’un Kawhi Leonard. La mancanza della terza stella è la mancata perfezione di questo mercato, che lascia i Lakers si competitivi per il titolo, ma non senza rimpianti. 

I Sixers hanno rinnovato, nei fatti, pochissimo, blindando con due quinquennali Tobias Harris e Ben Simmons: dai loro progressi (specie quelli al tiro dell’australiano) passano tutte le velleità di successo dei soci di Joel Embiid. Ma il punto più controverso è la scelta di aver puntato su Al Horford, ed aver lasciato andare Jimmy Butler. In una squadra con cronici problemi al tiro ed in attacco, l’ex Bulls e Wolves era ossigeno puro, al netto del suo carattere esplosivo, e Richardson, nonostante il tiro affidabile e l’ottima difesa, non porterà lo stesso apporto, mentre l’ex Celtics sarà fondamentale nel formare con Embiid una cerniera invalicabile dando maggiore riposo al camerunense, ma era una priorità da pagare più di 100 milioni? I Sixers escono rafforzati difensivamente, ma pur rimanendo la favorita per la conquista dell’est insieme ai Bucks, rimangono un enigma offensivo per loro stessi, da risolvere il prima possibile