In gara tre l’assenza di Kevin Love sembrava poter essere un problema, poi quando la partita è iniziata e abbiamo visto la vera faccia dei Cleveland Cavaliers in formato casalingo, abbiamo capito subito che almeno per quella sera si potesse anche far senza.
Ovviamente dopo la sontuosa prova della squadra di Lue sono arrivati i soliti buontemponi a dire: “Giocano meglio senza Love”, “Sono più squadra e difendono meglio senza di lui” ecc.
Quel briciolo di verità c’è soprattutto dal punto di vista difensivo, anche se giova ricordare che si gioca due lati del campo e quando tutto va bene non importa quale sia la diversa pericolosità tra Jefferson e l’ex Twolves.
Non ci sono ancora voci fondate sul suo eventuale ritorno in gara quattro, perché il protocollo da seguire per essere abilitato è piuttosto severo e, come successo nel terzo atto della serie, se non ci sono gli okay di medico sociale e soprattutto responsabile delle concussion NBA, non si gioca. Per ritornare ad essere arruolabile bisogna completare nuovamente tutto l’iter senza problemi.
Anche in questo caso, nonostante l’argomento sia di grande sensibilità da parte dell’NBA e molto tutelante verso la salute degli atleti, c’è chi ha gridato al “soft” perché non è sceso in campo.
A difesa del giocatore si è messo, prepotentemente Andrew Bogut: “Chi apostrofa Love come soft è un idiota”. Le parole dell’australiano sono a ragion veduta, perché ad inizio stagione ha subito un colpo alla testa che lo ha tenuto fuori per ben due settimane prima del recupero, anche perché il cervello e la testa in generale, sono parti del corpo molto pericolose: “Gli chiedono di essere un eroe -prosegue Andrew- ma non capiscono che non si può sottovalutare le reazioni del cervello perché i danni si vedono nel lungo periodo. Puoi essere un eroe alle finali NBA 2016 e nel 2021 devi alimentarti da una cannuccia perché hai subito danni permanenti. Non si può giocare con queste cose”.
Proseguendo nell’analisi il giocatore ha detto che la sua concussion di questa stagione è stato l’infortunio più brutto della carriera, anche peggio di quando si ruppe il gomito, slogandosi polso e mano.
Addirittura la sua fidanzata ha detto di averlo trovato diverso, con alcune reazioni che prima non facevano parte del suo carattere.
Infine Bogut ha anche confermato pienamente la noia e la fatica di completare quei lunghi e provanti test di indoneità, raccontando anche che nel 2012 quando dovette fare questo test non lo passò semplicemente perché i dati erano stati trasferiti con una linea wi-fi lenta. Una volta ripetuto il test su una linea cablata si è scoperto che tutto era come doveva essere.
Anche nella perfetta NBA ogni tanto qualcosa va storto, ma hanno ben presente cosa voglia dire salvaguardare le facoltà mentali di un atleta.
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