La difesa lancia i Wizards, Boston dovrà rispondere in gara 5

La serie di semifinale di conference tra molti alti e bassi
 di Domenico Landolfo  articolo letto 84 volte

Spesso si fa davvero fatica a comprendere dove inizino i meriti di una squadra che vince e dove invece vadano ricercati gli errori di coloro che escono dal campo sconfitti. Paradossalmente Washington ha perso le gare in cui nell'avvio sembrava aver accelerato in maniera decisiva, subendo il comeback da parte dei Celtics, che non saranno gatti ma han più di qualche vita. Se i passaggi a vuoto, come quello contro i Bulls, sono più frequenti quando il gap tecnico tra le due squadre è elevato, con l'avvicinarci alle partite decisive si tende sempre a vedere meno squilibrio. Eppure gara 4 della serie tra i Wizard e i Celtics è decisa da un 26-0 che ribalta la gara nel secondo tempo e permette ai ragazzi della capitale di ritornare al TD Garden sul 2-2 nella serie.

Come spiegarsi un simile break? Fuori dagli equivoci perché qui non ci si trova di fronte all'assolo di un gran campione - seppur i numeri di Wall sono comunque importanti - bensì ad un gruppo che lavora in maniera omogenea. Non invincibile, ma una buon esercito spartano: coesione in difesa, forzare l'avversario in una Termopili da cui derivano palle perse o tiri a bassa percentuale, per generare poi ritmo e transizione in attacco. Guardando al 26-0 non stupisce tanto il numero dei punti, molti dei quali da palla persa, ma i soli 5 tiri che arrivano nei pressi del ferro da parte dei Celtics. Un vero modo di annientare una squadra che in questa partita aveva sempre tenuto il naso avanti.

Brad Stevens è un pratico, ma quando arriva a dire che forse sarebbe stato meglio dare un calcio alla palla e tirarla fuori per magari rientrare e avere la difesa schierata, va a porre l'accento non tanto sulla transizione dei Wizards, veloce come la 4x100 giamaicana e precisa come una batteria di tiratori slavi: è l'agonismo e il livello adrenalinico della gara che cambia, con i Celtics che hanno iniziato a sentirsi frustrati da queste situazioni di gioco cui si contrappone l'entusiasmo dei rivali per quello che stavano scrivendo sul campo. Washington ha impiegato tempo a costruire le sue certezze. Beal completa Wall, i Morris sono di complemento a Gortat, ma questo parziale non si spiega solo con la tecnica.

Il basket non è solo numeri, statistiche e talento, altrimenti non ci spiegheremmo mai un upset. In questa serie oltre che il trend tecnico-tattico dell'inerzia di un attacco, quello che cambia in continuazione è il trend nervoso. Tensione e ansia da prestazione per una Boston che aveva iniziato male già con i Bulls hanno spinto Thomas e compagni a portare a casa le prime due gare mostrando mentalità e quella capacità di lettura che sono valse il rank #1 a Est. La voglia di non sentirsi battuti, di rispondere allo schiaffo, di portare le gare su quei binari in cui anche un solo parziale può essere decisivo, sono state la chiave di volta per Washington, che in attacco non ha niente da invidiare a nessuno, ma che se difende così rischia seriamente di mandare in tilt questi Celtics.