L’uno-due del weekend, con gli annunci di Theodore e Jefferson, ha completato l’Olimpia Milano versione 2017/18, targata Simone Pianigiani. Anche se restano aperte un paio di icone, per la coppia Kalnietis-Dragic (non è esclusa la permanenza di entrambi) ed il prossimo addio di Gentile, destinazione Bologna. Ma torniamo alla squadra costruita per la prossima stagione: rispetto all’anno scorso, sicuramente è una formazione con maggior talento. Andrew Goudelock è il giocatore più talentuoso arrivato in biancorosso, dopo l’addio di Langford nell’estate 2014.
Ma anche Jordan Theodore e Vlado Micov non difettano certamente di questa caratteristica, seppur sia tutta da trovare (e verificare) la convivenza tra il play e la guardia, soprattutto a livello di divisione delle responsabilità. Il pallone resta pur sempre uno ma, se ci riusciranno, la strada sarà in discesa. Tra gli esterni è arrivato quel tiratore affidabile sugli scarichi (Dairis Bertans), assente da un po’ a Milano, mentre gli italiani saranno chiamati a fornire un contributo importante e continuo, probabilmente soprattutto in campionato, dopo una stagione di alti e bassi (Pascolo escluso). Ora non c’è più l’alibi del primo anno o della gioventù, servirà concretezza.
La nuova Olimpia sarà anche atletica, soprattutto nel reparto lunghi. Dove però sono state fatte le scommesse maggiori. Cory Jefferson sembra un 4 perfetto, con un mix di gioco interno ed esterno, per completare la squadra, ma sarà alla prima esperienza in Europa. Da Brindisi all’Eurolega c’è un salto di livello importante per Amath M’Baye, così come il ginocchio di Patric Young resta un importante punto interrogativo. Se l’americano sarà quello visto prima dell’infortunio, è un crack di primo livello. Altrimenti, il solo Kaleb Tarczewski (pur in crescita) difficilmente potrà bastare, soprattutto in Europa. Se i due stranieri già sotto contratto dall’anno scorso resteranno entrambi, saranno in 15 ad iniziare la stagione. Troppi? Forse, ma potrebbe anche essere un’arma vincente per non arrivare cotti al momento clou. Lo scopriremo sul campo, perché la 'carta' ha illuso già troppe volte in anni recenti...
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