Dopo aver ascoltato la ‘voce della squadra’ con le parole di Bruno Cerella, il nostro avvicinamento alle Final Eight di Coppa Italia prosegue con l’intervista a Flavio Portaluppi, general manager dell’Olimpia Milano. Era in campo 20 anni fa, quando i biancorossi vinsero per l’ultima volta questo trofeo, ora spera di ripetere il successo anche da dirigente, dopo le ultime edizioni decisamente poco fortunate.
E’ tempo di Coppa Italia: come arriva l’Olimpia Milano a questa manifestazione?
“Arriva in un momento particolare. Abbiamo inserito tre giocatori nelle ultime tre settimane, con Sanders, Kalnietis e Batista. E non dimentichiamo da un mese siamo senza il nostro capitano. Questo porta un momento di assestamento nella squadra e nel gruppo, ma noi dobbiamo guardare avanti e passarci sopra. E’ un impegno importante e delicato, a cui teniamo particolarmente”.
Le prime uscite dei nuovi acquisti sono state sicuramente positive
“Ci sono state risposte confortanti da loro, ma anche dal gruppo, che è più importante e preoccupava un po’ di più. Gli innesti sono stati assorbiti in maniera positiva e questo ci fa ben sperare per il prosieguo della stagione”.
Questa Coppa Italia è un po’ una prova del nove per questo gruppo, per verificarlo in queste sfide secche e, soprattutto, se riesce ad entrare in campo senza la tensione eccessiva, che ha condizionato le edizioni passate dell’Olimpia
“E’ una competizione che sfugge a qualsiasi pronostico, perché giocandosi tutto in 40 minuti è difficile possa esserci un favorito e che faccia valere la presunta superiorità. Detto questo, è una prova importante per questo gruppo molto nuovo, che non poteva essere giudicato con la Supercoppa di qualche mese fa. Tuttavia, ritengo non possa arrivare un giudizio definitivo da questi tre giorni, comunque vada, perché credo sia un gruppo con ancora margini di crescita ed in cui bisogna definire bene la chimica, visti gli ultimi innesti e l’assenza di Alessandro”.
Nei quarti di finale affronterete Venezia: un incrocio forse complicato dal recente avvicendamento in panchina. Cosa può cambiare per una squadra, quando arriva un nuovo allenatore?
“Cinque giorni non sono tanti per un allenatore per rivoluzionare un sistema di gioco ed una chimica di squadra e bisogna aggiungere che De Raffaele, negli ultimi anni, è stato sempre un’assistente sui generis. Una presenza molto forte e presente all’interno dell’organizzazione e della struttura della squadra. Sicuramente può dare una spinta dal punto di vista psicologico ed emotivo e mettere il gruppo dei giocatori spalle al muro, togliendo qualche alibi, nel caso se ne fossero creati. Ovviamente, non essendo all’interno della situazione, quello che ho detto è un discorso generale, non riferito in particolare a Venezia, quando c’è un cambio di allenatore”.
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