Anno nuovo, Eurolega vecchia. L’Olimpia Milano riparte da dove aveva finito, cioè con la sconfitta numero 12 della sua avventura europea, sempre (purtroppo) più simile a quella di un anno fa. E questa volta, c’è una preoccupazione in più: la squadra di Pianigiani è scesa in campo come se la sconfitta fosse inevitabile, senza quella voglia di provarci, se non negli ultimi minuti, quando tutto era già compromesso. Se è questo il trend, le quattordici partite rimanenti diventeranno un vero e proprio calvario, perché ovviamente l’obiettivo (se lo è mai stato) playoff non c’è più e solo l’orgoglio e la voglia di dimostrare qualcosa saranno il carburante nel motore dei giocatori biancorossi.
Questo il lato mentale, poi c’è quello tecnico, dove i problemi degli esterni sono sempre più marcati. Chissà se quelle tre triple a ‘babbo morto’ di Goudelock l’hanno sbloccato, perché i restanti 37 minuti sono stati davvero molto preoccupanti. Il ‘Mini Mamba’ non graffia e Theodore pare entrato in un buco nero: in difesa fatica moltissimo ed in attacco non riesce a dare quel ritmo che arrivava ad inizio stagione a se stesso ed ai compagni. Spesso le azioni sono 20 secondi di palleggio per poi tentare un’azione personale ed il solo Jerrells, in ripresa, riesce a costruire qualcosa. Ma è stata lampante la differenza di qualità tra il pick&roll dei greci e quello dell’AX Armani Exchange. Certo, ci sono anni di lavoro per Spanoulis e compagni da considerare, ma l’involuzione da inizio stagione è visibile.
La nota positiva della serata del Pireo è arrivata dal debutto di Mindaugas Kuzminskas. Sembrava non dovesse giocare, invece, sono stati quasi 24 i minuti sul parquet per l’ultimo arrivato: ovviamente gli serve un po’ di tempo per conoscere compagni e sistema, ma i primi passi sono stati incoraggianti. Ha mostrato lampi del suo talento (12 punti e 6 falli subiti nel tabellino) e di quello che potrà dare all’Olimpia nei prossimi mesi. “Ero un po’ arrugginito, non giocavo da Eurobasket - le sue parole - Ma penso abbiamo ottimi giocatori e dobbiamo diventare una squadra migliore, passo dopo passo”.
Sono solo quattro partite nella notte NBA in una tornata piuttosto interlocutoria.
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