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 Venerdì 10 Giugno 2016
NBA PLAYOFF

La mareggiata dei Warriors e i vuoti dei Cavs in vista di gara due

I temi tecnici dopo gara 1 sono quelli della preview, tranne Shaun...
04.06.2016 09:45 di Simone Mazzola Twitter:   articolo letto 354 volte

Il mantra per le serie di playoffs è: “Mai giudicare una serie dopo gara 1”.
Anche per queste NBA Finals non faremo eccezione e non ci sbilanceremo in pronostici avventati, anche se delle analisi oggettive bisogna farle e soprattutto l’oggettività non rema necessariamente a favore di un equilibrio della serie.

I Warriors hanno vinto il primo atto in un modo particolare, quasi inaspettato, avendo solo venti punti totali dagli Splash Brothers, ma controllando nella sostanza per tutto il match.
Nonostante questo la tipologia di vittoria della squadra di Kerr è stata esattamente la stessa di quando Curry ha devastato i Blazers in overtime con un parziale del tutto personale o quando Klay Thompson ha inscenato una sparatoria mai vista a OKC.
Questa volta a produrre lo strappo, la mareggiata, il break o ogni altro aggettivo che volete dare, è stata la panchina nella persona di Shaun Livingston che ha spiegato pallacanestro mettendo in mostra tutta la sua classe e la voglia di un giocatore che ha visto in faccia il capolinea della carriera, ma che ora si guarda indietro a quei momenti con il sorriso, un anello e magari il secondo in arrivo.
Anche con lui come protagonista, c’è un momento del match in cui sai che i Warriors domineranno, piazzeranno un parziale, segneranno quattro o cinque triple consecutive per tramortirti e farti ritrovare di colpo a -15. In quel momento è meglio arrivarci con un po’ di dote di vantaggio e soprattutto cercare di limitare i danni.

Nel momento in cui i Cavs hanno messo la testa avanti dopo essere stati sotto anche in doppia cifra per ampi tratti, sembrava che davvero ci fosse uno spiraglio per provare il colpaccio e proprio quando sembrava regnare l’equilibrio e Lue ha optato per dare l’ultimo riposo a LeBron sul -3, è arrivato il classico nubifragio estivo che ti colpisce proprio quando sei a cinque chilometri da casa senza ombrello.
Questo è stato frutto dell’infinito talento a disposizione di Kerr, ma anche di una serie di disattenzioni difensive davvero marchiane. Iguodala in punta, misunderstanding della difesa, in due escono su Curry e schiacciata in solitaria di Ezeli. Taglio orizzontale di Iguodala che riceve in ala, ha quattro metri senza che ce ne sia una ragione e infila la tripla. Su un altro pick and roll di Curry sul lato nessuno si occupa del lato debole, dal quale arriva Livingston che comodamente appoggia nel deserto dell’area avversaria con un gancetto facile dopo che aveva incantato con due palleggio-arresto-tiro di elevata fattura.
Ecco così confezionato quel parziale che dovresti gestire e invece è stato favorito dai bad habits che i Cavs hanno dall’inizio della stagione.
Contro avversari così non basta decidere di giocare per vincere, perché quando lo fai rischi di essere sotto di venti e recuperare poi in trasferta diventa dura.

Era fin troppo facile in sede di preview dire che la serie dei Cavs passa dalla loro difesa e da quanto gli anelli deboli Love e Irving si riusciranno a nascondere. I 48 minuti di gara 1 hanno già gettato la maschera sul tema tecnico principale e pensare che la vittoria dei Warriors sia arrivata senza Splash Brothers deve preoccupare moltissimo James, Lue e tutto l’ambiente Cavs.


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