I Cleveland Cavaliers sono ancora al palo nelle ultime quattro partite e non sembra esserci luce in fondo al tunnel. A dire il vero questi momenti bui, apparentemente senza uscita, ci sono sempre stati nella storia recente dei Cavaliers, ma poi LeBron e compagni sono riusciti ad uscirne, anche cambiando radicalmente marcia in momenti della stagione molto delicati. Ricordiamo il loro “rush” finale della scorsa stagione quando persero la prima testa di serie a est e poi fecero un sol boccone di chiunque gli passasse davanti.
Che queste continue battute d’arresto arrivino a inizio stagione è più comprensibile o perlomeno spiegabile viste anche le novità di roster e una fisiologica crisi di rigetto. Ciò che è veramente difficile giustificare è la natura della sconfitte e soprattutto gli avversari, perché sono stati messi sotto da quattro squadre decisamente inferiori, se non a tratti impresentabili.
Nell’ordine ci sono stati Brooklyn Nets, New Orleans Pelicans, New York Knicks e questa notte gli Indiana Pacers.
I Cavs si sono riuniti in un meeting di soli giocatori dove l’intento era quello di far chiarezza su un momento difficile guardando al futuro, ma in realtà anche la prova contro i Pacers non ha fornito alcun tipo di risposta né morale, né tecnica. Lo stesso Tyronn Lue aveva definito inaccettabili le sconiftte di questo periodo mostrando tutta la sua frustrazione senza essere in grado però di invertire la rotta.
La parola crisi ora è quantomai azzeccata, ma abbiamo visto troppe volte le squadre di LeBron uscire da momenti difficili in maniere inaspettate o semplicemente sintonizzandosi mentalmente tutti sulla stessa lunghezza d’onda. Viene da pensare che con il livello dell’Est questo possa risuccedere, ma non è sempre automatico che quando si decida di schiacciare il famoso pulsante poi si riesca a tornare ai propri livelli.
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