I Golden State Warriors a due facce tra indolenza e dominio

Alcuni temi dal match contro gli Spurs
 di Simone Mazzola Twitter:   articolo letto 95 volte

Questa notte sono state solamente due le partite giocate nella NBA, ma di certo non sono passate inosservate perché se Damian Lillard ha ricordato a tutti che il tempo per dimenticarsi di lui è ancora presto (vedi festeggiamento dopo la tripla decisiva) anche i Warriors hanno voluto mandare un messaggio, anche se si tratta in realtà di una medaglia da due facce: la prima quella svogliata, distratta e onestamente difficile da spiegare di una squadra che subisce l’intensità fisica di un avversario che ancora deve carburare ed è sempre senza la propria stella, l’altra la strapotenza del proprio talento e la capacità di girare una partita in poco tempo che hanno avuto pochissime squadre nella storia recente del gioco. Queste sono le due facce dei Golden State Warriors di questa stagione, non iniziata sotto una splendente stella, ma comunque che ogni volta è in grado di confermare la lor egemonia.

I primi dodici minuti sono stati un vero e proprio banchetto da parte degli Spurs che hanno semplicemente dominato sotto i tabelloni, non solo con i lunghi, ma anche con gli esterni. L’esempio più lampante è Kyle Anderson che nel primo quarto prova a correggere un errore di un compagno, cattura il rimbalzo, sbaglia di nuovo e ha ancora modo di prendere il suo errore per convertire in due punti davanti alle facce attonite di Green e Durant.
Il segnale è preoccupante per l’approccio che Golden State ha avuto a una gara comunque importante e contro una contender ancorchè menomata nel roster. Questo è l’unico difetto che potrebbe complicare le cose ai campioni in carica, anche se poi nei momenti decisivi lo specchio in cui guardarsi viene messo da parte per una maggiore e migliore aggressione dei match. Tutto quello che è venuto dopo il primo quarto si avvicina a un monologo degli uomini di Kerr che dimostrano ancora una volta quanto la differenza di ritmo e logica di gioco rende gli Spurs una delle squadre meno adatte per pensare all’upset nei playoffs.