Dopo il termine del rapporto coi Pacers, con i quali sembrava aver trovato un posto del mondo nonostante le bizze caratteriali e una stagione agli Hornets che definire disastrosa è dire poco, Lance Stephenson ricerca se stesso e un livello decente di basket assieme a Doc Rivers e i Los Angeles Clippers, accarezzando anche l’idea di un titolo.
Ovviamente visti i precedenti si è “guadagnato” l’etichetta di un compagno non sempre impeccabile, anche se lui nega fermamente: “Non sono un bad boy dello spogliatoio –ha detto- non ci sono episodi che lo confermino e mi dispiace avere questa nomea. Se mi viene data perché ogni tanto urlo ai miei compagni durante le partite dovrebbe essere rivista dato che ognuno nel momento di tensione capita che si sfoghi”.
L’autodistruzione della stagione di due anni fa da parte dei Pacers porta in calce anche il suo nome, per quello che succedeva fuori, ma anche per il suo schizofrenico modo di gestire le partita e i possessi.
Agli Hornets tutte le sue categorie statistiche sono diminuite e la squadra rendeva sempre peggio con lui in campo rispetto a quando non c’era. Anche lui riconosce che quello non era il suo perfetto fit, ma ora la musica è cambiata: “Voglio dimostrare a tutti gli scettici di non essere quello della scorsa stagione -ha proseguito- ma di giocare forte dando sempre il massimo per me e per la squadra”.
Per fare questo non basta essere accondiscendente con i compagni, ma serve anche un passo in avanti dal punto di vista della maturità e della serietà in un lavoro che richiede tanti sforzi fisici e mentali per reggere alle pressioni.
Quando Lance riuscirà a mettere insieme tutti questi pezzi e a finire il proprio puzzle di crescita, allora potremo vedere un giocatore che sarà importantissimo anche per una squadra con velleità di titoli come i Clippers. Sino a quel momento bisognerà cercare di accettare i suoi ups e limitare al massimo i sicuri downs.
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