Quando una franchigia decide di far giocare la propria squadra con il paio di calze che vedete nella foto di corredo all’articolo, significa che hai fatto qualcosa di davvero particolare.
Se ti chiami Steve Nash e sei nella tua Phoenix, pronto a ricevere l’ennesima onorificenza di un’incredibile carriera, allora sai che sarà un momento speciale.
Nell’intervallo della partita giocata dai Suns contro i Portland Trail Blazers, Steve Nash è stato inserito nel “ring of honor” della società, vedendo così il suo volto campeggiare per sempre nel palazzetto.
La cerimonia è stata rapida, ma non per questo senza emozioni perché Steve faceva fatica a parlare dal frastuono di approvazione che c’era: “Non ho preparato nessun discorso, devo dirvi la verità, perché preferivo far parlare le emozioni. Nonostante questo mi hanno servito diversi cockatil nelle ultime ore per stemperarle, visto che erano davvero troppe e molto forti”.
Il livello di approvazione e di cori all’interno del palazzetto è andato fuori scala quando ha cominciato a parlare del pubblico: “Vi sono grato –ha proseguito- perché giocare qui è un onore. Vedere l’arena sempre piena, con una folla così rumorosa e appassionata era un privilegio. Mi ha sempre emozionato tantissimo vedere tutta questa gente con le maglie della squadra, la mia personale e il calore che anche le ultime file in alto mettevano per questi colori. Sono davvero riconoscente a tutti voi e all’organizzazione dei Suns”.
Ovviamente non potevano assolutamente mancare alla cerimonia, alcuni dei suoi migliori amici, uno su tutti Dirk Nowitzki: “Non potevo per nulla al mondo mancare a questa cerimonia”.
Oltre al tedesco c’erano Michael Finley, Mark Cuban, Mike D’Antoni e Holger Geschwidner, pronti a onorare un grandissimo giocatore e una splendida persona.
Steve poi ha chiuso con qualche parola sul suo futuro: “Ho lavorato tanto per provare a prolungare la mia carriera ma non ce l’ho fatta. Accettarlo è stato davvero duro, ma ora sono pronto per iniziare un nuovo capitolo e capire cosa fare della mia vita post basket”.
Tutti i tifosi faticano ancora ad accettarlo, ma come si dice in questi casi: “The show must go on”.
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