Perché Denver, Minnesota e Boston piangono dopo la trade deadline
Denver è vincolata alla mediocrità per diverso tempo, Minnesota ha avuto fretta di far tornare Garnett, mentre Boston potrebbe limitare la crescita di Smart.
Dopo aver visto ieri chi sorride dopo le trades, ora vediamo chi piange o perlomeno ha mostrato confusione nei propri movimenti.
Nuggets- Il front office di Denver non aveva nascosto la volontà di muoversi sul mercato mettendo praticamente tutti a disposizione per eventuali trades.
Il post Ujiri non è stato molto florido, infatti il subentrante Tim Connelly ha subito preso contratti a lungo termine come Jameer Nelson, Randy Foye e Aaron Afflalo. Oltre a questi si può aggiungere anche i dodici milioni di JaVale McGee che potevano essere tranquillamente tenuti ed eventualmente transati in caso di reale non necessità, invece presi dal panico hanno inviato la loro prima scelta a Phila pur di disfarsene. Se a questo aggiungiamo anche che hanno lasciato partire in estate Evan Fournier nell'affare Afflalo, ora a sua volta è finito a Portland, è difficile capire dove vogliano arrivare questi Nuggets.
Timberwolves- Il ritorno di Garnett è stato sicuramente un colpo che ha smosso l'ambiente per le implicazioni extra cestistiche attuali e future, ma se guardiamo le operazioni di Minnesota da un punto di vista salariale c'è ben poco da stare allegri. In estate si sono portati a casa Thad Young dando a Philadelphia una prima scelta e investendo su uno swingman di 26 anni, non da elitè NBA ma di sicuro interesse. Ciò che è difficile spiegare rimane l'idea di scambiarlo dopo pochi mesi per un giocatore come Garnett che oltre ad avere pochissimo tempo ancora da sfruttare in campo, costa anche tre milioni in più sul payroll. L'anno prossimo sarebbe stato possibile prendere KG da Free Agent ad un prezzo più che abbordabile, mantenendo un giocatore a roster come Young che poteva fare comodo, pur avendo una player option nel suo ultimo anno di contratto da 9,7 milioni.
Celtics- La rifondazione era già ampiamente partita e le porte girevoli non si sono fermate neanche questa volta. Ciò che lascia perplessi non è tanto l'acquisizione di un solido giocatore NBA come Isaiah Thomas, quanto il fatto che la sua presenza potrebbe limitare o perlomeno ritardare la crescita della point guard designata per il futuro: Marcus Smart. Se a questo aggiungiamo il fatto che hanno ceduto una prima scelta è facile capire come la logica di questa trade vada in controtendenza con quella del rebuilding e dell'accumulo di scelte per giocatori potenzialmente cruciali.
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