Westbrook tocca quota 41, pareggia Robertson e Chamberlain: unico!
I record sono fatti per essere battuti, magari arriva un ragazzino un giorno e te lo porta via. Quando leggevi le statistiche di Oscar Robertson che aveva messo in fila 41 triple doppie in una singola stagione si pensava un po’ come ad un range inarrivabile. Un po’ come gli assist di Stockton o il numero di anelli di Bill Russell. Altri tempi li definiscono.
La prestazione della stella degli Oklahoma City Thunder che arriva ancora una volta senza che siano trascorsi tre quarti di gioco, addirittura in 22’ sul parquet, basta a consolidare il sesto posto a Ovest, grazie ad una vittoria su Milwaukee che ancora una volta si trova dalla parte sbagliata della storia, come il giorno della storica vittoria dei Bulls dei record.
Russell Westbrook è genio che si mescola al potere, capacità di poter dominare una partita sia dal palleggio, sia dal tiro, sia facendo il lavoro sporco a rimbalzo. Pareggia, con questa tripla doppia, il record di WIlt Chamberlain, essendo il quarto All Time nella categoria, dietro Robertson, Kidd e Magic Johnson. Avrà ancora cinque partite per battere il record per triple doppie in singola stagione, per scrivere una nuova pagine di storia e, perché no, per portare quanto più avanti possibile i suoi Thunder.
Certo è che il numero zero dei Thunder di strada ne ha fatta, da quando era il “bambino cattivo” che rompeva gli schemi della OKC dei big Three con i suoi modi non certo benevoli. La squadra quest’anno gli è stata data del tutto nelle mani, infarcita di una serie di giovani di belle speranze che magari si faranno, ma che al momento non fanno certo propendere la bilancia del quarto playoff ad ovest dalla parte degli azzurri, che saranno opposti a James Harden e soci, in un duello annunciato da cavalleria rusticana.
Sono stati 55 anni e la pallacanestro è cambiata. Eppure nessuno aveva saputo mantenere la continuità di rendimento di Robertson. Magari ci sono stati tantissimi giocatori di talento, ma nessuno può vantare i numeri del ragazzo uscito da UCLA, californiano doc e che magari potrebbe essere la suggestione Lakers, che magari potrebbero sceglierlo assieme a Lonzo Ball dal prossimo Draft. Se neanche i grandi mostri sacri come MJ, Kobe, solo pe citare i più dominanti degli ultimi 20 anni, sono riusciti ad avvicinarsi a quel record, di sicuro questo nuovo limite deve essere considerato come un qualcosa di eccezionale, che lo pone al di sopra della media, in un’elite ristretta di grandi giocatori.
Chiudere una stagione a 31.6 punti, 10.7 rimbalzi e 10.4 assist di media ad ogni allacciata di scarpe non è qualcosa di spiegabile se non con un talento smisurato di quelli che sanno come dominare le partire, come fare le cose giuste per costruire una vittoria, per costruire qualcosa che va oltre il record personale, ma che fa vincere la squadra. Escluse forse solo le gare contro le cosiddette Big che hanno roster profondi e pieni di talento, ogni volta che Russell Westbrook ha chiuso in tripla doppia le sue partite, Oklahoma City ha trovato il successo, il che è testimone di quanto incida davvero sul rendimento della squadra a cui, ogni volta, fa fare il salto di qualità.
Forse questo dovrebbe essere discriminante per il titolo di MVP, al di là dei numeri, al tempo stesso potrebbe non bastare. Non sarà certo un titolo come quello che di qui a qualche settimana andrà a consacrarlo o a negargli la gloria, per un ragazzo che, giorno dopo giorno, ha costruito le basi di un talento completo, magari senza precedenti, che meriterebbe una squadra di livello che possa farlo competere per l’anello.
