Dagli applausi ai punti. L’Olimpia Milano trova il primo meritato successo in Eurolega e, dopo aver giocato praticamente alla pari con le prime tre big della competizione, finalmente può esultare alla sirena finale. Lo fa nelle condizioni più difficili, cioè senza la sua stella designata ed andando pesantemente sotto (-15) nella prima parte della partita. Poteva esserci il crollo, invece l’Armani si è compattata da squadra vera ed ha mostrato cuore e carattere, confermando quanto già notato nelle gare precedenti. Mostrando una costante crescita, che far ben sperare per il futuro.
Rispetto alle gare con Cska, Fenerbahce e Real Madrid, la squadra di Pianigiani è stata probabilmente ‘meno bella’. L’attacco è stato meno fluido, vista l’assenza del pericolo pubblico numero uno per la difesa avversaria, ci sono stati momenti in cui la palla non circolava, allora è stata la difesa a salire di tono: dopo aver concesso 34 punti nei primi 15 minuti, Milano ne ha subiti solo 31 nei successivi 24, per arrivare al decisivo +9, nonostante i nove punti in poco più di un minuto segnati dal Barcellona successivamente. L’Olimpia sta diventando anche solida.
E ad una squadra di alto livello, non può mancare un leader: ecco Jordan Theodore. Come in finale di Supercoppa, quando Goudelock non era in ottime condizioni, si è preso la squadra sulle spalle, da vero uomo faro del gruppo biancorosso. Ed ormai, l’ex Banvit è una certezza, nonostante qualche inevitabile difficoltà nel primo impatto con il gioco fisico di Eurolega. Il calendario pieno ha costretto la società a formare un roster lungo, con giocatori impegnati solo in coppa. Si tratta di Mantas Kalnietis e Kaleb Tarczewski: ieri sono stati entrambi decisivi, riuscendo ad interpretare al meglio questo inedito ruolo. Ora Milano si attende lo stesso impatto anche dagli italiani 'di campionato’, per permettere un utilizzo equilibrato a chi gioca entrambe le competizioni.
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