Una sconfitta abbastanza prevedibile. Dopo le due battaglie europee con Real e Barcellona, l’Olimpia Milano si è presentata a Sassari svuotata di energia mentali e fisiche, crollando così nel secondo tempo, contro una Dinamo scintillante e guidata da un Bamforth praticamente perfetto. Il ko era nell’aria ed è arrivato, anche se le proporzioni hanno giustamente infastidito Pianigiani e l’ambiente biancorosso. Nessun dramma, la stagione è lunghissima ed in Italia le partite decisive arriveranno solamente nel 2018, anche se qualche considerazione si può certamente fare.
Un’analisi riguarda le rotazioni. I cinque giocatori più utilizzati (Theodore, Goudelock, Micov, Bertans e M’Baye) sono gli stessi sia in campionato che in Eurolega e questo porta un’inevitabile stanchezza con gli impegni così ravvicinati, come dimostrato dalle peggiori prove stagionali del play, del serbo e dell’ex Brindisi nella giornata di ieri. In Europa alcuni importanti segnali dagli ‘stranieri di coppa’ sono arrivati, con un Tarczewski sempre piuttosto utile ed un Kalnietis in crescita, un po’ di preoccupazione in più riguarda il rendimento degli italiani in Serie A.
Dovrebbero permettere ai titolari di rifiatare, soprattutto contro le squadre di minor lignaggio del campionato, invece sinora hanno faticato e si sono visti solo a piccoli sprazzi. Ieri è stato il turno di Awudu Abass, entrato sul parquet con la giusta mentalità e capace di dare una mano concreta alla squadra. Ma una partita non basta, perché a Pianigiani serve continuità per poter equilibrare i minutaggi, senza però perdere troppi punti in Italia. Altrimenti Milano dovrà fare altri ragionamenti, utilizzando i tesseramenti (ne restano quattro), in modo da consentire rotazioni più allargate.
Nella NBA il calendario è sempre un fattore importante da considerare quando si valutano le singole partite e soprattutto i momenti delle squadre e dei giocatori in particolare.
Contestualizzare le prestazioni in base allo sforzo profuso nel periodo immediatamente precede...
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