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 Lunedì 18 Aprile 2016
EDITORIALE

Supercoppa italiana flop, rilanceremo mai il movimento?

Anche la manifestazione d'apertura della stagione ha deluso molti. Sia sugli spalti che in campo.
06.10.2014 13:17 di Simone Mazzola Twitter:   articolo letto 1869 volte

Sassari, con il secondo trofeo della sua storia, ha portato una ventata di novità rispetto all’egemonia senese e al potere economico di Milano, ma quest’aria fresca vive solo dell’estemporaneità di un singolo progetto che ha avuto il merito di credere nei propri valori e di crescere sempre, anno dopo anno.
Quello che non cresce e non dà segnali di ripresa è il movimento del basket italiano. Si può stare a parlare per ore sulla legittimità delle posizioni di chi come Pietro Aradori ha deciso di andare a provare l’esperienza all’estero a causa della scarsa voglia italiana d’investire nei propri talenti. Tutto vero. In particolare Pietro è stato molto lucido e intelligente nell’analizzare la situazione ponendo l'accetto non sulla polemica in sè, ma sul nocciolo del problema.
La Supercoppa in terra sassarese, tradizionalmente di grande passione, doveva lanciare la nuova stagione sotto nuovi auspici e invece la desolazione vista sugli spalti, anche in una finale con i padroni di casa protagonisti, fa davvero paura. Se la lega non è in grado di riempire un palazzetto di cinquemila persone per il primo evento che assegna un trofeo significa che il marketing e la propaganda sono ben al di sotto della soglia di accettabilità.


E il problema non è solo sugli spalti, ma anche in campo. Ai tempi dei vari Danilovic, Myers, Djodjevic era lo spettacolo dei giocatori a farla da padrone, ora sono solo gli arbitri a monopolizzare le partite con scelte cervellotiche figlie di regole discrezionali.
Anni fa vedere un fallo antisportivo era qualcosa di rarissimo, ora invece basta che si allunghi una maglietta e le braccia dell’arbitro si giungono. Ognuno può decidere quando un giocatore vada per giocare il pallone o fare un fallo tattico e una volta viene deciso per l’antisportivo, mentre la volta successiva per lo stesso fallo viene data una semplice rimessa. Da qui s’ingenerano proteste che non avranno mai una fine.
Ieri sera Banchi, all’ennesimo fischio dubbio, si è fatto volontariamente assestare un tecnico per proteste. Da lì il metro è cambiato portando Milano a fare il parziale e richiamando Sacchetti a una protesta per un metro evidentemente "cambiato da così a così" come la sua mimica chiaramente spiegava.
Durante il primo tempo Sosa dopo una tripla provoca verbalmente Hackett che ci casca e lo spinge via. Sanzione per Hackett. Nel secondo tempo Samuels stoppa e guarda storto il povero malcapitato condendo il tutto con qualche commento. Fallo tecnico per taunting e contropiede più possesso di Milano svaniti con un libero e possesso per Sassari. Poco dopo, su una cruciale tripla di Brooks, l’ex Caserta torna verso la difesa dedicando qualche parola al suo diretto avversario in primo piano televisivo. Risultato: tutto fila via liscio.

Come possiamo pensare che una federazione che approva regole che espongono gli arbitri alla loro discrezione, possa migliorare lo spettacolo offerto? Come possiamo pensare che tutti gli arbitri, dotati di rispettive teste pensanti e pensanti in modo diverso, possano avere uniformità nel loro giudizio visto che possono operare nella zona del “né bianco, né nero”? Come possiamo pensare che i giocatori, anche di calibro NBA come Brooks o di alto livello europeo come Logan possano venire nel nostro campionato e sapere come comportarsi se una domenica il fallo tattico è antisportivo e la domenica dopo neanche viene fischiato?
Ma poi parliamo di rilancio del movimento, di web tv dedicata alla legabasket e altre cose simili, quando la Bundesliga mostra uno streaming in HD disponibile a tutti degno delle immagini di Sky Sport HD, la LNB pubblica tutti i salari dei suoi giocatori e l’ACB riempe a tappo le sue arene per tre partite di Supercoppa con il basket che qualche volta ruba le prime pagine dei giornali al calcio di Messi e Cristiano Ronaldo.
Mentre noi siamo ancora contenti se le squadre riescono a pagare tutti gli stipendi e partecipare al campionato successivo.
La risalita è ripidissima, ma il problema è che non è ancora iniziata.


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