Se il nostro basket è solido, la Grecia è uno stato in saluteNonostante i problemi, sembra che la soluzione sia fingere che tutto va bene.
E' ormai difficile poter pensare a un ridente futuro del nostro basket quando il presente è così buio: Inoltre si tende a non rendersi conto della cosa, o ancor peggio, mettersi una bella quantità di salumi sugli occhi proseguendo col sorriso come se niente stia succedendo. Abbiamo iniziato tempo fa con il quasi fallimento della Virtus Bologna (poi targata Castelmaggiore), fiore all'occhiello del basket italiano per anni con campioni di elevatissima fattura come Ginobili, Rigaudeau, Griffith, Andersen e Smodis, abbiamo proseguito tristemente con l'altra squadra di Bologna, una Fortitudo che con Repesa era riuscita ad arrivare in finale d'Eurolega, per poi arrivare a giorni più prossimi con Treviso, Siena e Roma che ora si auto derubrica in Serie A2, perché non riesce a soddisfare i requisiti per la massima serie. Alla luce di tutte queste situazioni e quella di Napoli, che non s'iscrive al campionato di A2, la Fip ha avuto il coraggio di emanare questo comunicato: "Con grande soddisfazione è stato ufficializzato che per la prima volta, dopo numerosi anni, nei Campionati di vertice federali, tutte le società aventi diritto hanno effettuato l’iscrizione ed effettuato i necessari adempimenti e non si è assistito a rinunce. E’ un messaggio importante che evidenzia un nuovo stato di sviluppo e solidità della pallacanestro italiana".
Se il tuo organo competente ignora che la situazione è quella sopra citata e addirittura si auto-tesse le lodi per una situazione che non c'è, significa che il classico: "Houston, abbiamo un problema" non basta più. Ci presentiamo in Europa e non abbiamo la minima possibilità di competere ad alti livelli perché semplicemente i nostri due migliori centri della scorsa stagione (Samardo Samuels e Shane Lawal) li ha una sola squadra spagnola che davanti a loro schiera un centro ancora più forte come Ante Tomic. Dobbiamo far fronte a una crisi greca che però non perde l'occasione di dare 7 milioni di dollari in tre anni a Calathes, il Khimki Mosca che può permettersi un triennale di 10.2 milioni a Shved o un Olympiacos che si porta a casa Daniel Hackett per farlo resuscitare. Ma noi pensiamo ancora che l'Italia sia la patria del basket solo per quello che c'è stato o per qualcosa di dovuto. Non rimane molto tempo e anche se le risorse economiche possono non essere al livello delle grandi polisportive europee, continuare a far finta che tutto vada bene, non è e non sarà mai la soluzione. Altre notizie - Editoriale
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