In poco più di due mesi sono passati dall’essere la squadra più simpatica, ammirata e vincente della storia del gioco, a una che si è sciolta sul più bello e ora è odiata da tutto il resto della lega per essersi portata a casa Kevin Durant.
Il destino dei Warriors nella prossima stagione sarà quello di gestire le pressioni esterne che arrriveranno dopo una sconfitta o magari un periodo di appannamento, ma tutti devono essere pronti a fronteggiare questa situazione, sapendo in anticipo che per avere grandi poteri ne derivano grandi responsabilità.
Il più perentorio nelle dichiarazioni è stato Klay Thompson che in un’intervista a “The vertical” ha dichiarato: “Sento una certa mancanza di rispetto nei miei confronti quando mi viene chiesto se dovrò sacrificarmi per l’arrivo di Kevin -dice- il mio gioco non cambierà, uscirò dai blocchi, segnerò punti, metterò tiri e farò ciò di cui la squadra ha bisogno come ho sempre fatto".
Il termine sacrificare non è corretto perché ci sono 82 partite da giocare, una lunghissima stagione e tanti momenti difficili da metabolizzare dove dovremo essere tutti bravi a interpretarli nel giusto modo. Sarà una bella esperienza andare in trasferta ogni sera e sentire l’odio dei tifosi avversari nei nostri confronti a causa di quello che abbiamo costruito”.
Dopo una stagione da 73 vittorie e una finale persa solo a gara 7, sembra difficile poter chiedere di più a una squadra. La vittoria del titolo rimane la cosa più importante rispetto a record e ogni altra statistica e per questo Kevin Durant è stato portato nel super team: “Noi vogliamo che Klay rimanga Klay -dice KD- nessuno si deve snaturare per far si che la nostra squadra vinca. Una sera io prenderò dodici tiri, Klay otto e Steph 25, ma in quella successiva può ribaltarsi completamente tutto con grande facilità, quindi dovremo essere tutti e sempre pronti”.
Di certo la stagione che attende i Warriors sarà facile e difficile al contempo. Nessun appassionato sano di mente potrebbe pronosticare una vittoria finale all’esterno della baia, perché a bocce ferme non c’è nessuno che va nemmeno vicino alla forza di questa squadra. Fortunatamente le partite e i playoffs bisogna giocarli fino all’ultimo secondo (come insegna l’ultima serie finale) e non è detto che una disavventura nel momento sbagliato possa rimescolare tutte le carte in tavola. Di certo non si dovesse finire con la parata a San Francisco, sarebbe una delle più grosse sorprese della storia, anche oltre la sconfitta dei Lakers dei fab Four.
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