C’è chi per essere star deve sbandierare al mondo le sue capacità, fare notizia, essere scenografico e dimostrare fragorosamente la propria bravura, mentre altri portano con sé la classica capacità di chi è campione vero, ovvero far sembrare semplici le cose più difficili.
Anche fuori dal campo ci sono diversi modi d’intendere la notorietà e se vogliamo trovare la più grande delle antipersonalità possiamo fermarci in Grecia, più precisamente ad Atene e ancor più nel particolare a una maglia verde numero 13 con il nome Dimitris Diamantidis, che da questa mattina non sarà più indossata da alcun bipede né a Oaka, né in nessun angolo del mondo.
Il Diamante ha dato l’addio al basket nella scorsa stagione, lasciando dopo una carriera che definire impressionante e vincente è quasi riduttivo. Ha dominato tutto il panorama del basket europeo per anni, non solo segnando punti, ma difendendo e annullando gli avversari prima sotto il punto di vista mentale e poi da quello tecnico.
E’ il classico leader che ogni squadra vorrebbe avere, ma non una personalità che ti aspetteresti nell’era dei social network. Non ha un profilo social ufficiale, non ha alcun interesse a farsi conoscere per qualcosa di diverso che non sia il campo da gioco e nella sua carriera ha sicuramente detto meno parole nelle interviste rispetto ai punti che ha realizzato. Tutto quello che i giornali scandalistici rifiuterebbero, ma che gli appassionati di basket adorano e adoreranno anche nei tempi futuri.
Nella serata di ieri Oaka si è letteralmente prostrato ai suoi piedi con una cerimonia pirotecnica sia a livello di luci che a livello di decibel, con un palazzetto che ha invocato il suo nome per tutto il tempo facendogli prendere un lungo e sentito tributo in mezzo al parquet che è stato suo per così tanti anni.
Quasi a disagio e "intimidito" da una folla e una cerimonia simile, Diamantidis è risultato molto emozionato, quasi commosso per il giusto tributo onoratogli dalla società che, delle tante fortune avute, ne deve molte a lui.
Quella di sabato è stata una serata che ha semplicemente reso onore a uno dei più grandi interpreti di questo gioco a livello planetario. I tifosi dei verdi faticheranno a trovare un leader emotivo come lui e un giocatore che incarni anche solo un decimo dell’animo Pana del Diamante, ma d’altra parte questi campioni passano una volta ogni vent’anni e, come dice Andrea Trinchieri: “I buoni giocatori sono quelli che vogliono farsi allenare, poi ci sono quelli che esigono farsi allenare. Quelli sono i campioni”.
Ovvero Dimitris Diamantidis.
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