E’ il giorno della festa in casa Olimpia Milano. Questa sera, nell’intervallo della sfida contro Torino (ore 18, diretta Rai Sport 1 e Radio Hinterland), il club biancorosso celebrerà gli 80 anni della sua storia. Lo farò in un Forum di Assago gremito da oltre 12.000 spettatori, con tante iniziative realizzate per l’occasione, dalla maglia speciale alle scarpette rosse, dal nuovo cubo elettronico allo store. La storia del club l’ha scritta Dan Peterson, con la straordinaria squadra degli anni ’80, per restare sempre vicino alla società anche negli anni seguenti. Noi lo abbiamo intervistato per rivivere un po’ di storia biancorossa e per parlare anche di futuro.
Se dico la parola Olimpia...
“E’ la parte più importante della mia vita. Ho amato diverse squadre: il Cile quando allenavo la Nazionale, la Virtus Bologna, Delaware, la mia università, però nessuna più dell’Olimpia. Rimane al top. E se mio chiedessero se sarebbe stato meglio allenare in NBA o nell’Olimpia, io dico Olimpia”.
Qual è stata la prima volta che ha sentito parlare dell’Olimpia
“Quando Bill Bradley, nel 1965, ha firmato per fare lo straniero di coppa all’Olimpia. E’ andato sui giornali americani, perché era appena uscito da Princeton come giocatore dell’anno. Poi hanno citato Rubini e Simmenthal, è stato un grande colpo per Milano”.
Pensando agli anni ’80, qual è stato il ricordo che le salta subito in mente, quando ripensa a quegli anni e a quella squadra?
“Probabilmente il Grande Slam ’87, la Banda Bassotti e la grande rimonta da -31 contro l’Aris Salonicco. In quella partita al Trussardi ci fu una spinta del pubblico incredibile, mai è stato il sesto uomo come quella volta. Era una cosa che ti trascinava e ti faceva camminare sull’aria. Ci hanno letteralmente spinto all’impresa”.
Quella partita è probabilmente il simbolo dello spirito Olimpia: come si prepara una partita, partendo da -31?
“Abbiamo fatto una settimana normalissima. Io non ho fatto discorsi ed abbiamo anche avuto una partita di campionato la domenica, che abbiamo vinto. Poi siamo andati in campo pensando minuto per minuto. Abbiamo macinato punti, recuperati 14 punti nel primo tempo e 20 nel secondo. Lì c’era gente determinata non solo a vincere, ma anche a non perdere”.
C’è stato un secondo atto Peterson a Milano, la chiamata di Proli nel 2011…
“E’ stata la più bella cosa della mia vita. Ogni volta che vedo Livio lo devo ringraziare. Avevo 75 anni e me ne ha fatti sentire 25. Oggi ho visto Mason Rocca, il mio capitano: ho amato tutti di quella squadra”.
L’Olimpia 2015/16 dove può arrivare?
“Bisogna sempre pensare ad una partita alla volta. La prossima tappa importante saranno i quarti di Eurocup ed il derby italiano con Trento: hanno vinto all’andata e quasi anche al ritorno, non sarà facile per niente. In campionato è tutto da definire ancora. La squadra vedo che sta crescendo, a me piace tantissimo il nostro allenatore Jasmin Repesa. E’ molto esigente, non perdona niente, ma dà fiducia ai giocatori. Vedete Cinciarini, era in crisi nera, lui l’ha fatto partire in quintetto e Andrea ha risposto con una grandissima Coppa Italia e una bella partita con il Banvit. Credo stia giocando il miglior basket della sua carriera. Bisogna fare tanti complimenti al nostro mister".
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