In questa seconda parte di offseason che avvicina le squadre al training camp ci sono le ultime firme dei veterani ancora a disposizione sul mercato e le società che con i giocatori in scadenza cercano d’intavolare dei discorsi di rinnovo prima che il cannibalismo della free agency non coinvolga tutti.
E’ il caso di Bradley Beal che sta lavorando al suo rinnovo con i Washington Wizards da qualche tempo, senza ancora aver trovato un accordo. Come successo per Valanciunas, il giovane talento vorrebbe massimizzare il contratto e firmarlo quanto prima per assicurarsi la stabilità economica, ma proprio come accaduto per il centro lituano, se non ti chiami Damian Lillard o Anthony Davis, forse il massimo salariale è un azzardo, infatti la richiesta di Beal non si sposa affatto con l’offerta della società.
Il front office non ha alcuna intenzione di allungare il massimo salariale a un giocatore come lui che pur con e notevoli prestazioni degli ultimi anni, non sembra meritare ancora tutti quei soldi e un legame così condizionante da parte della squadra. Gli Wizards vogliono vederlo in campo per tutte le 82 partite di stagione regolare dimostrando di essere un giocatore che a livello di salute fisica può essere affidabile e soprattutto vorrebbe vederlo alzare ancora il livello del proprio gioco per arrivare a quegli elitè player che possono ambire a un max contract.
Chi invece è rimasto nella propria squadra è DeAndre Jordan, che dopo la telenovela estiva con i Dallas Mavericks, alla fine ha preferito rimanere alla corte di Rivers. Ovviamente l’avvenimento ha fatto scalpore e l’NBA ci ha voluto vedere chiaro, andando ad indagare sulle modalità di convincimento dei Clippers. Nella giornata di ieri, al termine degli aprofondimenti del caso, la lega ha inflitto una salata multa di 250.000 dollari alla società per la violazione delle regole NBA sul reclutamento dei giocatori.
Sembra che i Clippers nell’opera di convincimento abbiano utilizzato terze parti incitando Jordan a firmare per loro con la possibilità di avere oltre al salario del contratto, investimenti finanziari in altri campi. A quanto diramato dalla NBA quest’opera di convincimento non ha influito in maniera decisiva sulla scelta di Jordan di restare, ma è comunque evidentemente contro le regole e in quanto tale va multata.
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