Nella Western Conference la situazione sembra quasi cristallizzata, nonostante non si sia arrivati neanche a metà della stagione regolare. Golden State sta semplicemente giocando un campionato a sé, ma dovrà monitorare la coscia di Curry e soprattutto la sua evidente (e a tratti inspiegabile) riluttanza a fermarsi per farla guarire, mentre i San Antonio Spurs sono a tre partite dai capolisti, ma possono essere inseriti con i rivali nella voce: “campionato privato”.
Dietro di loro c’è una coppia che ha il potenziale, ma al momento non è in grado di competere con queste due super potenze. Sono ovviamente gli Oklahoma City Thunder e i Los Angeles Clippers.
OKC ha dimostrato che ci può essere chiunque in panchina ma le sorti passano inesorabilmente (e ci mancherebbe) dalle mani di Kevin Durant e Russell Westbrook. Di fianco a loro è necessario creare un supporting cast adatto e se Serge Ibaka si sta completando perfettamente con loro, manca evidentemente quello che viene chiamato il 3&D player. Roberson è uno dei migliori difensori della lega, ma tira con il 28.3% da lontano (ed è un carreer high), Morrow è l’esatto opposto essendo mortifero da fuori ma deficitario in difesa, mentre la prima scelta Waiters non è il perfetto fit per giocare i finali di partita nelle versioni con Durant da quattro. E’ un ottimo realizzatore ma un povero tiratore sugli scarichi, che è semplicemente ciò che serve alla squadra di Donovan. Questo tipo di giocatore dovrà essere cercato con una trade che pare inveitabile e chi meglio di Courtney Lee potrebbe tappare questo buco? All’ultimo anno del suo contratto da 5.7 milioni probabilmente non è sul mercato, ma non è detto che ciò non voglia dire incedibile (vedi Mozgov la scorsa stagione), infatti se OKC vuole puntare a vincere prima della free agency di KD deve muovere qualche pedina e sistemare il proprio roster, anche a costo di “svenarsi”. In questo caso un'addiction by subtraction potrebbe non essere così peregrina.
Dietro di loro ci sono i Clippers che sono alla settima vittoria consecutiva e senza Blake Griffin stanno dimostrando di poter dire ugualmente la loro. Il campo è più aperto vista la presenza di quintetti più piccoli e pericolosi dal perimetro, con la postilla non secondaria di DeAndre Jordan unico re dell’area. Con questo non bisogna trarre la conclusione che i Clips siano meglio senza Blake, affatto, ma questo fa pensare quanto la coesistenza tra lui e Jordan possa essere sostenibile soprattutto in finali di partita dove Golden State, Cleveland o Oklahoma City schierano da quattro i vari Iguodala, James o Durant. La riconferma di Mbah a Moute allunga la rotazione, ma aggiungere un non-tiratore alla coppia di lunghi rende le spaziature insostenibili, invece un’eventuale presenza di Pierce sarebbe a dir poco perfetta. Questo vorrebbe dire sacrificare uno dei due lunghi e con le percentuali ai liberi di DeAndre sembra facile trovare il colpevole.
Se per i Thunder è una questione di mercato, probabilmente per i Clippers è più una questione “interna” e trovare quale sia la rotazione giusta dei giocatori per vincere le partite e avere quella continuità che è endemicamente il problema degli uomini di Rivers.
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